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Campionatore | Il miglior amico del Beatmaker Hip Hop

Campionatore Hip Hop

Senza il campionatore, oggi non esisterebbe la musica che definiamo Hip Hop.

Mi pare giusto iniziare un articolo sul campionatore chiarendo da subito l’importanza che ha rivestito nella nascita e nella crescita dell’intera cultura Hip Hop.

Dai noti Emu e Akai, fino ai più moderni campionatori digitali come l’EXS24 di Apple Logic, il sampler (questo è il termine in inglese) è da sempre compagno di viaggio di un beatmaker.


Beatmaker - Akai s950
Beatmaking with akai s950.

Cos’è un Campionatore

Un sampler è uno strumento in grado di catturare suoni esterni che potranno poi essere editati, manipolati, pitchati e riprodotti a proprio piacimento, nel caso del beatmaker sui 16 pads (o meno) o sulle stesse note della tastiera.

In tempi più moderni, anche nel piano roll del nostro software preferito come Apple Logic o FL Studio.

Sostanzialmente, campionando con un sampler hardware, stiamo convertendo un segnale analogico in digitale, e memorizzandolo per la sua riproduzione.

Un sampler infatti deve necessariamente avere:

  • Un ingresso audio per campionare la sorgente esterna
  • Un convertitore ad-da
  • Una memoria su cui salvare il sample registrato
  • Un convertitore DA per emettere nuovamente il suono
  • Una uscita audio alla quale mandare i samples salvati

Diversi tipi di campionatore

I samplers sono tutti uguali?

Assolutamente no.

Così come sono diverse le schede audio, che montano preamplificatori diversi, così come sono diversi i microfoni a condensatore, anche i campionatori variano di forma, qualità, tipo, risoluzione.

Ovviamente, la distinzione più importante è quella tra analogici e digitali, entrambi possono essere assolutamente validi ed utili, a seconda delle esigenze.

Il sample rate ed il bit depth al quale lavora il nostro campionatore è altrettanto importante.

Pensiamo al vecchio, storico Akai s950, che ha fatto la storia della musica Hip Hop.

Decisamente meno preciso dei samplers di oggi, l’s950 campionava a 12 bit e pochi khz..

Oggi campioniamo tranquillamente in digitale a 24bit a 44.1 khz o più.

La differenza nella risoluzione in questo caso diventa evidente.


Utilizzo del campionatore

 

Akai MPC 2000XL


Il campionatore è spesse volte mal visto dai musicisti, in quanto visto come “plagiare”.

Insomma, nel loro ragionamento “la musica suonatela tu, non copiarla”.

Ciò che sfugge a questa visione è l‘utilizzo del campionatore come strumento creativo.

I migliori beatmakers di ogni epoca hanno abbondantemente tagliato, risuonato, modificato, time-shiftato ed applicato effetti di ogni sorta ai samples campionati da sorgenti esterne.

Ecco che un loop di batteria di un disco anni ’70 può anche diventare totalmente irriconoscibile una volta manipolato da un abile beatmaker.

Al tempo stesso, spesse volte i campionamenti sono veri e propri tributi (anche ufficialmente) a vecchi dischi, per i nostalgici veri e propri.

Ecco che il campionatore e l’arte del campionamento viene vista sotto una prospettiva completamente diversa da chi è effettivamente dentro a questo mondo.


I primi campionatori

I primi veri e propri samplers erano i Mellotron, che campionava a nastro, poi il Fairlight CMI, che mai furono disponibili alle masse per costi elevati e bassa produzione totale.

Diversi anni dopo, a metà degli anni ottanta, cominciarono invece a diffondersi i primi campionatori poi adottati dalla cultura hip hop e da quelle figure che poi diventarono a tutti gli effetti beatmakers.

I leggendari EMU-SP-1200 e Akai MPC 60 cominciarono ad arrivare nei primi studi di registrazione, per poi diffondersi a macchia d’olio creando veri e propri schieramenti.


Akai MPC 60


Tra chi giurava che il sound dell’EMU fosse il migliore, e chi associava il termine campionatore ad Akai MPC.


EMU SP-12

L’SP 12 fu rilasciato nel 1985 ed ancora oggi rappresenta un campionatore per produrre musica hip hop altamente ricercato, e costosissimo.

Il perchè è semplice: campionando soltanto con un sampling rate a 27.5 khz, ha un sound tutto suo!

I samples che ne escono sono incredibilmente grezzi, graffianti, a tratti fastidiosi, ma perfetti per quella musica hip hop underground che ci abbina rime altrettanto graffianti e mordenti.

Il sound di New York si è evoluto enormemente anche grazie a questa macchina.

E pensare che la versione Turbo della macchina permetteva di campionare fino ad un massimo di 5 secondi: prova ad immaginare la creatività necessaria al beatmaker per far sì che quei pochi secondi di campionamento potessero trasformarsi in una nuova canzone.

I campionatori EMU hanno da sempre un sound tutto loro, sicuramente distinguibile anche ad un primo ascolto rispetto ai campionatori Akai S ed Akai MPC.



Akai MPC

Tra i campionatori più popolari nella storia della musica Hip Hop, che non esisterebbe come la conosciamo oggi senza queste macchine.

Un vero e proprio Music Production Center, che dello swing e della quantizzazione ha reso il suo punto forte, il vero e proprio cavallo di battaglia.

Ancora oggi, nonostante la moltitudine di samplers digitali, lo swing dell’mpc 60 viene reputato lo swing più musicale mai creato su un campionatore.


Akai MPC 60


L’MPC 60 debuttò nel 1988, anno di nascita di chi ti scrive, ed ancora oggi funziona alla grande negli home studio di fan e nostalgici di quel tipo di hip hop, oggi sicuramente meno in voga rispetto ad anni fa, a favore della decisamente più popolare musica trap.

Da DJ Shadow a DJ Premier passando per Just Blaze ed Hi Tek, sono stati innumerevoli i beatmakers che hanno saputo rendere l’Akai MPC un vero e proprio strumento musicale a tutti gli effetti, creando Beats Hip Hop che oggi riconosciamo come storici in questo genere musicale.

MPC, SP, e non solo…

Sono stati tanti altri i campionatori che si sono diffusi negli anni, ognuno con il proprio sound, differenziandosi tra loro proprio come si differenzia il sound di una Gibson o di una Fender.

CASIO, Ensoniq, EPS, ASR, sono stati molteplici i samplers che hanno reso il campionamento una vera e propria arte e favorito la diffusione della musica hip hop.

In particolare, l’ASR è stata preferita all’MPC ed all’SP12 da svariati beatmakers.


Il campionatore oggi

Il sampler oggi è, oggettivamente, una macchina dalle infinite possibilità, infinito (o quasi) tempo di campionamento.

Troviamo il Sampler in Ableton, lo troviamo in Logic, in FL Studio, nella Maschine ed in ogni DAW che si rispetti.

Usare il sampler oggi è ancora sinonimo di creatività, non di plagio.

I migliori “campionatori” moderni

Innanzitutto, sfatiamo un mito.

Quelli che oggigiorno la maggioranza dei beatmakers alle prima armi definisce “campionatori”, in realtà non sono altro che controller midi.

Un controller a Pad NON è un campionatore: è un controller a pad che usiamo come se fosse un campionatore, ma campionando in digitale.

Ci appoggiamo quindi ad un sampler digitale, ed utilizziamo un controller esterno per riprodurre il suono:

ma il campionamento è in digitale sul software, con i pad mandiamo solo dei segnali midi alla nostra DAW.

Fatta questa distinzione fondamentale, ecco alcuni pad controllers ottimi da usare come controller per il nostro sampler preferito (personalmente, adoro EXS24 di Logic).


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  • 3 banchi che rendono i Pad 48 e le manopole 18; 16 preset personalizzabili per richiamare rapidamente le mappature utilizzate più...

Utilizzo dei pad controllers Akai, oltre ai samplers veri e propri, da una decina di anni.

Semplice, veloci, economici, stabili.

La versione base va già benissimo per un beatmaker.

Altamente consigliati.

Se vuoi spendere ancora meno, ma costringendoti a lavorare su un numero di pads inferiori…

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  • 8 potenziometri rotativi in stile MPC liberamente assegnabili e qualsiasi parametro di DAW o altri software in uso, per regolarne...
  • 4 banchi di memoria programmabili e personalizzabili, per richiamare le mappature preferite senza dover riconfigurare il...

Se invece vuoi utilizzare workstation vere e proprie, con alte capacità di campionamento ma anche di produzione, mixaggio, mastering, ecc.

Ecco che la Native Instruments Maschine fa al caso tuo:

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Native Instruments MASSB Maschine Studio, Nero
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Native Instruments MASSB Maschine Studio, Nero
  • Feedback visivo e controllo tattile senza precedenti
  • Campionatore, arranger, mixer, effetti e molto altro
  • Include il software MASCHINE 2.0, virtual instruments, ed i nuovi drum synth

Personalmente la utilizzo da anni e mi ci trovo benissimo (chi ti parla ha usato Akai MPC 60, MPC 2000xl, Maschine, Akai s950, MPC Renaissance ecc.).

Altrimenti, se vuoi rimanere nel mondo Akai ma investire in una macchina completa di produzione per beats hip hop campionando, allora:

Controller Akai MPC-TOUCH con schermo touch 7 '
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Controller Akai MPC-TOUCH con schermo touch 7 "
  • midi controller con interfaccia audio usb
  • schermo multi-touch a colori da 7" - 16 pad (x8 banchi) retroilluminati sensibili alla velocity
  • 4 potenziometri rotativi (x 4 banchi) con funzione touch - potenziometro con funzione pressoria

E’ bene precisare una cosa, però:

questi sono sì strumenti estremamente divertenti da utilizzare, ma assolutamente non indispensabili.

Ciò che possiamo fare con un piano roll ed un campionatore è identico a quello che possiamo fare con un controller midi.

Se quindi non vuoi investire soldi in un controller midi, sappi che ti basta Logic, Fl Studio, Cubase, per campionare anche professionalmente ed ottenere risultati di qualità estremamente elevata.

Un controller a pad è solo ed esclusivamente “un controller”, nulla di più.

Non migliora il suono.

Non migliora i tuoi Beats Hip Hop.

Al massimo ti fa divertire di più premere su quei tasti.

Conclusione

I campionatori sono da sempre il miglior amico del beatmaker hip hop, e probabilmente lo saranno per molti altri anni, nonostante l’ascesa della musica trap.

Conoscere alcuni cenni storici, alcuni samplers venuti prima dei giorni nostri, è vitale per capire l’evoluzione tecnologica che il digitale ha portato nel corso degli anni, per poter meglio apprezzare ciò che oggi abbiamo a disposizione, a costi davvero contenuti.

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FL Studio 20 | In uscita nel 2018

FL Studio 20

FL Studio 20

Res, ma sei impazzito, siamo alla 12.. al massimo esce FL Studio 13!

E invece no.

Pare proprio che quelli di Image Line stiano ultimando e beta-testando le migliorie portate sulla nuova versione di FL Studio che uscirà nel 2018.

Quest’anno, infatti, nasce FL Studio 20, che più che punto di rottura col passato è semplicemente un modo per celebrare i 20 anni di uno dei software più usati al mondo per produrre musica in digitale.

Nuove funzionalità e nuovi tools, nuove funzioni di routing sul mixer, interfaccia grafica aggiornata.. ce ne saranno delle belle, ma soprattutto..

Forse è realmente arrivato il momento.

Ne parlavamo già da tempo di FL Studio per Mac, e finalmente dovremmo esserci.

Pare proprio, infatti, che FL Studio 20 sarà anche per piattaforma Mac, cosa che rallegra molti di voi lettori (e me, da sempre Mac User con Apple Logic Pro X).

Al momento in beta-testing è la versione 12.9, che dovrebbe anticipare quindi la fatidica 13, che in realtà sarà proprio la 20.

Non è ancora certo, quindi, che avremo nei prossimi mesi FL Studio per Mac perfettamente funzionante, ma sicuramente non ci siamo mai stati così vicini.

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Pannelli Fonoassorbenti

Pannelli fonoassorbenti

Pannelli fonoassorbenti fai da te e Bass Traps

Vuoi creare dei pannelli fonoassorbenti fai da te e delle bass traps autonomamente a casa tua?

In questo mio video, il più visto del canale YouTube Beatzunami, mostro come costruire pannelli fonoassorbenti e bass traps a casa.

Preferisci leggere che guardare il video?

Ecco la trascrizione completa.

Ma prima..


Cosa serve per costruire pannelli fonoassorbenti fai da te?

Ti serve un coltello per la lana di roccia.

So cosa stai pensando: “figuriamoci se compro un coltello specifico”.

Fidati, è l’unico modo per tagliare questa roba con facilità e senza intossicarti e soprattutto senza distruggere il pannello.

Fondamentale.

Coltello per lana di roccia..

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Lana di Roccia..

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  • Eccellenti termale, acustiche e fuoco proprietà

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Assicurati che la lana di roccia, se la compri su Amazon oppure da Leroy Merlin, sia tra i 50 ed i 70kg al metro cubo.

Se vuoi stare su prodotti professionali, ti consiglio questi (che io stesso ho acquistato, abbinando quindi bass traps autocostruite ad altre acquistate).

Le bass traps nere che vedi nei miei video sono tutte di questa azienda.

In questo box trovi i loro prodotti più venduti: assicurati di acquistare ciò che  ti serve, perchè da vedere sembrano uguali.

Ma bass traps e pannelli acustici non sono la stessa cosa e non hanno la stessa funzione.

Le bass traps assorbono anche le basse, quelle che causano problemi maggiori in home studio, i pannelli sottili no!

Ora che hai capito cosa comprare per costruire pannelli fonoassorbenti e bass traps fai da te, proseguiamo con la trascrizione del video..


“Res Beatzunami produzioni. 

Hdeciso di fare un breve video riguardante il trattamento acustico che ho fatto per il mio piccolo Home Studio.

Vi guiderò quindi nella costruzione di un paio di pannelli acustici ho fatto anche delle bass traps e vi darò qualche indicazione anche riguardo queste

Queste sono giusto un paio di foto adesso cominciamo subito vedere video.

Bass Trap Pannello acustico
Bass Trap fai da te creata per Home Studio.

Pannelli fonoassorbenti fai da te con lana di roccia

  • Ho dovuto comprare non poca lana di roccia, abbastanza legna, un coltello per tagliare llana di roccia.

Sono soldi spesi bene perché è davvero impossibile tagliare con forbici normali questo tipo di materiale.

  • Ho preso delle buone misurazioni come vedete il coltello taglia come se nulla fosse.
  • Una volta tagliato ho preso una colla spray per legare al meglio ogni strato di lana di roccia.

Meglio stare abbondanti specialmente sugli angoli perché non è colla che regge così bene infatti come vedete ho spinto parecchio per fare in modo che si legasse il più possibile.

  • Ho preso poi bene le misure per il legno per farci la struttura attorno che non è indispensabile ma può essere molto molto comoda se avete bisogno di attaccare al muro questi pannelli.

L’importante è fissare bene chiaramente la struttura in legno, un paio di chiodi per lato possono essere più che sufficienti.

La struttura di legno è molto comoda anche nel caso dovrete poi spostarvi quindi avere una cosa molto solida ma al tempo stesso trasportabile è davvero utile.

  • Hutilizzato un paio di graffette profonde circa 10 mper rafforzare la struttura questo processo l’ho fatto ovviamente su ogni lato.
  • Dopo aver fatto due strutture uguali di stesse dimensioni andrò a legarle l’un l’altra, in questo modo avrà una struttura di 120 cm di 10 cm di profondità.
pannelli fonoassorbenti fai da te
I miei pannelli fonoassorbenti fai da te (in questo caso i due agli angoli sono bass traps), prima che imbiancassi l’Home Studio!

Pannelli acustici vs Bass Traps

In questo caso questi sono pannelli in più ma quelli fatti per le trappole per bassi sono larghe il doppio di questa quindi sono 60 cm 120.

  • Ho poi aggiunto questo pannello in fibra di poliestere per aumentare lo spessore ma soprattutto in questo caso per aspetto estetico imodo tale da avere un pannello perfettamente liscio piuttosto che la lana di roccia che invece è molto filamentosa.
  • Dietro ho usato un lenzuolo per fare in modo che la lana di roccia non fuoriesca dalla struttura.
  • Una volta fatto questo posso invece andare prendere il lenzuolo vero proprio quello che risulterà visibile dall’esterno con l’aiuto di qualcuno perché da solo è un po’ più complesso ho fasciato l’intera struttura di legno.
  • Ho bloccato nuovamente con le graffette in modo da fare una struttura bella solida e liscia a livello esteriore.

Quindi al tempo stesso avere una buona estetica visto che in ogni caso sono in Home Studio.

Questa in realtà non è propriamente definibile una trappola per basse, perchè una trappola per basse deve essere più larga di questa e possibilmente anche più profonda.

La densità della lana di roccia deve essere di almeno 50 kg per metro cubo, non deve però eccedere neppure, non deve andare oltre i 100 kg, anche meno.

Possibilmente 50-70 kg è una buona densità se state attorno ai 10-12 cm di profondità per la trappola per bassi.

Queste dovranno essere posizionate agli angoli della vostra stanza, faranno proprio in modo di assorbire il più possibile le basse frequenze.

Per quanto riguarda le medie e le alte invece vi basteranno pannelli fonoassorbenti profondi la metà di questo perchè serve appunto meno densità per le frequenze alte.

Vi assicuro che la differenza è abissale, quindi vi invito anche a voi a trattare acusticamente il vostro home studio.”

A proposito, ecco come valutare l’ascolto nel tuo home studio.


Dove comprare pannelli fonoassorbenti prefatti?

Se non vuoi farli da solo, se preferisci acquistare i pannelli acustici e le bass traps, ecco qua.

Bass Traps Scanalato Correzione Acustica H100 D25 Pacco Da 4
15 Recensioni
Bass Traps Scanalato Correzione Acustica H100 D25 Pacco Da 4
  • Correzione acustica basse frequenze
  • Angolare
  • Fonoassorbente Fonoisolante
Pannelli Fonoassorbenti Piramidali Correzione Acustica 50x50x6 D25...
74 Recensioni
Pannelli Fonoassorbenti Piramidali Correzione Acustica 50x50x6 D25...
  • Correzione acustica
  • Sale di registrazione, sale prove
  • Pannello

Questa è sicuramente l’opzione più rapida, veloce e facile.

Non ti darà gli stessi risultati delle bass traps fatte con la lana di roccia, però, sei avvisato.

Se hai monitor audio con woofer da 5 pollici, potresti anche farteli bastare.

Altrimenti puoi sempre optare per il mixare in cuffia.

Pannelli fonoassorbenti a che cosa servono?

I pannelli acustici fonoassorbenti, che siano fai da te o acquistati, servono per assorbire determinate frequenze.

Si usano i pannelli fonoassorbenti piramidali in bugnato o comunque sottili per le medie ed alte frequenze, la bass traps o quelli molto spessi per le basse frequenze.

Attenzione però, le bass traps assorbiranno anche le medie ed alte frequenze!

I pannelli fonoassorbenti ti permettono quindi di ottenere un’acustica migliore in home studio.


Pannelli fonoassorbenti, come funzionano?

Filtrano i suoni, li assorbono e li trasformano in calore, volgarmente, semplicemente.

Non sono uno scienziato quindi fatico a rispondere meglio di così, chiedo scusa.

In ogni caso assorbono le frequenze e le “intrappolano” parzialmente, per questo si chiamano “traps”, dall’inglese, “trappole”.


Pannelli fonoassorbenti e bass traps, come fissarli al muro?

Cosa non facile, ci sono impazzito.

Se compri quelle prefatte è tutto semplice, se vuoi fare con quelle autocostruite, allora devi trapanare i muri, usare chiodi ed appenderle come fossero quadri.


Come posizionarli?

Più bass traps hai in home studio e meglio è.

Mettile agli angoli in primis, e poi nelle early reflections, quindi alla tua destra ed alla tua sinistra rispetto a dove mixi.

Bass Trap Pannello acustico

Come tagliare i pannelli fonoassorbenti fai da te?

Con il coltello specifico che trovi linkato ad inizio pagina.

Non pensare neppure di provare in qualsiasi altra maniera, credimi: ci ho già rimesso due pannelli di lana.

Chi vende i pannelli fonoassorbenti?

Ormai tutti li vendono: Amazon, Leroy Merlin, StrumentiMusicali.net, e via dicendo.

E’ estremamente facile recuperare pannlli fonoassorbenti in bugnato, così come pannelli acustici e bass traps professionali.

Personalmente mi affido ad Amazon, principalmente.

Pannelli fonoassorbenti per sala prove o altro..

Valgono gli stessi identici discorsi fatti.

L’acustica è sempre quella, la funzionalità pure.

Sta a te decidere se acquistare tutto oppure se costruire i pannelli fonoassorbenti fai da te, o magari fare una via di mezzo come ho fatto io.

In sala prove ovviamente devono essere prese in considerazione tante altre cose, come stanze adiacenti e via dicendo.

.. Come sceglierli?

Se devi acquistarli, ti consiglio di non tirare al risparmio massimo.

Non devi acquistare i più costosi, ma tantomeno i più economici.

Personalmente ti consiglio di guardare quelli che stanno in una fascia di prezzo media.

Se vuoi investire ed hai budget, ti consiglio le bass traps e pannelli di Gik Acoustic, quelli che ho linkato più in alto nell’articolo.

Qualità di fabbricazione elevatissima, supporto cordiale e rapido.

 Conclusione.

Reputo l’acustica assolutamente fondamentale per ogni home studio che si rispetti.

Oggigiorno la cosa che separa maggiormente gli home studio dagli studi professionali è indubbiamente l’acustica.

Abbiamo gli stessi plugins, a volte le stesse schede audio, e monitor audio di qualità.

Ma l’acustica è e resterà sempre il limite più grande per uno studio di registrazione casalingo.

Grazie ad un trattamento acustico mirato puoi far sì che questo limite venga quantomeno attenuato.

Buona costruzione!

P.S Ho impiegato molto tempo e risorse per scrivere questo lungo articolo.

Se ti è piaciuto ti chiedo un Like o una condivisione, magari può tornare utile anche ad amici!

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I 34 migliori Beatmaker americani Hip Hop di sempre

beatmaker americani famosi

Beatmaker americani famosi Hip Hop – Intro

Ti piace il Beatmaking e sei un Beatmaker?

Semplicemente un Rapper curioso?

Ho deciso di compilare una lista di alcuni dei migliori beatmaker americani Hip Hop di sempre.

DJ Premier
DJ Premier in studio.

Attenzione, però: nella lista non compariranno nuovi beatmakers e beatmakers Trap, ma solo producers Hip Hop che hanno fatto la storia.

Beatmakers che hanno prevalentemente lavorato con Samples, ma anche compositori, ma pur sempre strettamente Hip Hop, campionato o da Club.


La lista dei migliori beatmaker americani

La lista non è in un ordine preciso, ma sparso.

  • DJ Premier
  • Dr. Dre
  • DJ Toomp
  • J Dilla
  • Q-Tip
  • Timbaland
  • Buckwild
  • Marley Marl
  • Kanye West
  • 9th Wonder
  • Apollo Brown
  • Marco Polo
  • Salaam Remi
  • The RZA
  • Pete Rock
  • Rick Rubin
  • The Neptunes
  • Erick Sermon
  • DJ Muggs
  • DJ Clark Kent
  • Lord Finesse
  • Kev Brown
  • Illmind
  • MF Doom
  • Jermaine Dupri
  • Scott Storch
  • Jake One
  • The Beatnuts
  • Mannie Fresh
  • Havoc (Mobb Deep)
  • Lil Fame (M.O.P)
  • DJ Shadow
  • Black Milk
  • DJ Stoupe

Tutti questi beatmaker americani famosi (alcuni meno, specialmente in Italia), hanno contribuito a rendere il Beatmaking ciò che è oggi.

Probabilmente, senza alcuni di loro, l’Hip Hop non sarebbe diventato quello che è oggi e quello che è stato negli ultimi decenni.

Ognuno di loro ha creato Beats Hip Hop, campionati o non, che hanno fatto la storia della musica Hip Hop.

beatmaker americani famosi
Apollo Brown, uno dei miei beatmaker americani preferiti, cui ho dedicato un intero video corso.

Migliori beatmaker americani da ascoltare subito

Sei un nerd, un amante del beatmaking o semplicemente un tipo curioso?

Ascolta tutti quelli presenti in lista.

Se il tempo è stretto, ecco alcuni dei miei preferiti, non solo per gusti personali ma anche e soprattutto per tecniche di beatmaking utilizzate.

  • Apollo Brown
  • DJ Premier
  • 9th Wonder
  • Scott Storch
  • Kanye West
  • The RZA
  • DJ Stoupe
Pete Rock
Pete Rock alla ricerca del Sample.

Quali software usano questi beatmaker?

E’ proprio questo il bello.

Tutti.

O meglio, alcuni utilizzano Logic Pro, altri utilizzano FL Studio, altri ancora solo ed esclusivamente Akai MPC o attrezzatura hardware.

Altri ancora Cool Edit, addirittura.

E poi Pro Tools, ecc.

In sostanza, non è il programma, ma il Beatmaker a fare il Beat.

Da parte mia, un sincero grazie per ciò che ognuno di questi beatmaker americani famosi ha dato a questa musica.

P.S Ti è piaciuto questo articolo?
Se sì, fammelo sapere con un Like alla pagina o una condivisione Social con i tuoi amici.

P.P.S Sotto, direttamente dal suo profilo Instagram, Marco Polo circondato da giusto un po’ di vinili.

Put in some work today. 💪🏻🇨🇴 (📸: @flowsohigh )

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Perchè molti home studio falliscono

home studio

Home Studio e fallimento.. Ecco il perchè

Molti home studio nascono e falliscono miseramente nel loro intento.

Questa è una triste verità per molti che stanno leggendo.

Magari registri tue canzoni, quelle di qualche amico, e nell’arco di un anno o due la passione cala, nessuno viene da te a registrare, e rinunci all’home studio.


Non temere, non sei il solo.

Ma puoi far sì che tutto questo non accada.

Per avere un Home Studio di successo, così come per farti conoscere ed apprezzare come beatmaker, devi prendere in considerazione questi punti fondamentali.


Aspetto mentale: determinazione, passione..e tempo.

Nessuno ne parla, forse perchè lo danno per scontato, ma non lo è.

La determinazione, la sicurezza in sè stessi, la volontà di imparare e la predisposizione al sacrificio sono alla base di tutto.

Compreso il tuo Home Studio.

Vuoi diventare tra i migliori?

Necessiti di una mentalità da vincente, di voglia di lavorare, di passione, e soprattutto di disciplina.

Vuoi farti pagare di più?

Devi meritarlo, autoconvincerti che sia giusto così, che lo meriti.

Trovare più clienti?

Devi cercarli tu stesso, saper farti trovare, e saper come trattenere i clienti.

Ma attenzione: non basta farlo per una settimana, un mese, un anno.

Il processo è lungo, non abbatterti prima del tempo.

home studio hip hop

Conoscenza e capacità di produrre e mixare..

Troppi danno per scontato questo punto fondamentale.

Non ti basta avere un Rode da 300 euro o un Neumann da 700 euro.

Devi sapere quello che fai, devi avere conoscenza del settore, sapere come devono suonare le cose.

Tra le tante altre capacità che devi avere per un home studio di successo devi saper:

  • Registrare
  • Editare
  • Equalizzare
  • Comprimere
  • Aggiungere effetti
  • Correggere
  • Migliorare
  • Far suonare bene
  • Ottenere risultati professionali.

Il tutto direttamente dal tuo Home Studio.

Ma questi punti sono la base assoluta da cui partire, non il punto di arrivo.

Poi devi saper promuoverti, farti conoscere, fare marketing: tutto questo è secondario se il tuo prodotto finale non è di assoluta qualità.

Non dare per scontato questo passaggio.

Come fare a capire quante conoscenze hai?

Prova a leggere questi miei articoli, e ragiona se conosci bene e sai applicare a livello pratico tuttò ciò di cui parlo, o meno:

Conosci alla perfezione questi argomenti?

Sai anche applicare queste conoscenze a livello pratico?

Sai ad esempio quando è meglio usare un bus compressor piuttosto che un fet compressor?

Sono solo alcuni dei tanti punti di partenza che devi conoscere, e non si smette davvero mai di imparare.

Se diversi di questi argomenti non ti risultano chiari, allora sicuramente devi studiare di più.

Logicamente ti consiglio i miei video corsi, con i quali cerco sempre di spiegare a livello sia teorico che pratico come comportarsi di fronte ad un mix di strumentali e voci.

Un altro metodo per capire quante conoscenze hai è quello di confrontare i tuoi mix ed i tuoi Beats con quelli dei professionisti.

Suonano simili o molto diversi?

Se sono molto diversi è probabile che tu non abbia le necessarie conoscenze, piuttosto che l’attrezzatura giusta, per ottenere risultati professionali.

Probabilmente l’attitudine mentale e la mancanza di adeguate competenze è uno dei principali motivi per i quali molti home studio finiscono in nulla.


Branding del tuo Home Studio e di te stesso

Il brand sei tu.

O meglio, per dirla nelle parole di Jeff Bezos, fondatore di Amazon:

Brand è ciò che gli altri dicono di te quando non sei presente.

Amo questa citazione, niente di più vero.

Per farcela come home studio, come beatmaker, come artista, devi riuscire ad ottenere un’ottima reputazione.

E questa viene solo con tempo e solo se offri qualità.

Attenzione, non ti sto dicendo che devi piacere a tutti.

Nessuno piace a tutti.

Sto dicendo che devi piacere, per qualità offerta, credibilità ed etica, ad un ampio numero di persone per avere successo con la tua carriera artistica.

Se tutti ti chiedono solo beats gratis, se solo rappers scarsi vogliono registrare da te, se nessuno offre più di 50 euro per un tuo beat, probabilmente la tua reputazione è molto bassa.

Se hai continue richieste di registrazione in home studio, se pochissimi ti chiedono i beats gratis, se tanti ti scrivono per complimentarsi e molti offrono soldi per le tue strumentali, allora la tua reputazione è elevata.

Il tuo brand funziona.


La gestione del tuo Home Studio e delle spese

Esistono diversi modi per ottimizzare il proprio lavoro in Home Studio.

Uno di questi, ad esempio, è la creazione di Templates.

Sai che quando vuoi produrre Trap hai bisogno di VST di un certo tipo?

  1. Bene, puoi prepararti tu stesso un template su FL Studio o Logic o qualsiasi altra DAW nella quale tali VST sono già precaricati.
  2. Puoi avere già pronta una patch di ES2 su Logic, o un progetto di FL con inseriti già 3 istanze di Nexus, 2 di Sylenth, e via dicendo.
  3. Puoi avere una preselezione di kicks e snares adatti alla produzione di un certo tipo di beat.

Può sembrare banale, ma se la creatività arriva veloce, avere a disposizione una serie di tools pronti all’uso può davvero fare la differenza.

Essere organizzati significa anche mantenere un home studio pulito, bello a vedersi, organizzato.

Nessuno vuole lavorare in un ambiente non adatto, buio, cupo, triste.

Un ambiente piacevole, luminoso, pulito invece può stimolare te e la tua creatività.

A maggior ragione se devi registrare altri rappers oltre che produrre e mixare le tue strumentali hip hop o trap.


Essere organizzati e saper gestire le spese significa anche non soccombere al G.A.S: il gear acquisition syndrome.

Pensi sempre ti manchi un microfono di tale marca o una certa cassa per ottenere dei risultati migliori?

E’ possibile, se sei davvero agli inizi, ma nella stragrande maggioranza dei casi la soluzione è un’altra.

Iil salto di qualità ci verrebbe maggiormente garantito da una esposizione superiore all’apprendimento dell’arte del mixaggio, del mastering e della produzione.


Fare Marketing per il tuo Home Studio

Il marketing è un ambito davvero enorme, impossibile da trattare dettagliatamente in un singolo articolo.

Però posso introdurti alcuni concetti che possono tornarti utile, se sei serio riguardo al tuo home studio e se vuoi espanderlo.

Oggi possiamo fare marketing online in diversi modi:

  • Social Media
  • Ottimizzazione per i motori di ricerca
  • Creazione sito web
  • Content marketing
  • YouTube

E davvero tanti, tanti altri modi.

La pubblicità risulta davvero fondamentale.

Attirare attenzione di possibili potenziali clienti risulta importantissimo per ogni home studio o studio che si rispetti.

Così come un beatmaker necessita dell’attenzione dei rappers.


Ti faccio un esempio banale, ma pratico, per capirci meglio.

Questo articolo verrà letto da centinaia se non migliaia di persone, magari molti di questi sono rappers.

Ora potrei semplicemente ricordare al lettore che può trovare su Beatzunami tutti i miei Beats Hip Hop e Trap disponibili in Lease, o richiedermi una Esclusiva.

Come puoi notare ho linkato al mio sito Beatzunami, in questo modo potenzialmente ho:

  • creato “awareness” riguardo al brand Beatzunami
  • indirizzato possibili rappers (potenziali clienti) al mio sito web
  • fornito un servizio effettivamente utile al lettore
  • fidelizzato il lettore (probabilmente abituato ad associare beatmaker.it a beatzunami)

Come vedi un semplice articolo può tramutarsi in marketing su più fronti.

Lo stesso articolo verrà presumibilmente condiviso sui social network e quindi “l”effetto marketing” aumenterà a cascata.

Potrei poi spendere soldi su Facebook per aumentare ulteriormente il “reach”, ovvero il numero di lettori dell’articolo.

Potrei anche farne una breve versione video, per trovare ulteriori potenziali clienti che prediligono la piattaforma di Youtube.

Le possibilità sono davvero tantissime.


Il consiglio più grande che posso darti, però, è quello di essere attivo online, di farti notare: scegli tu il modo e la piattaforma che preferisci, ma sii sempre attivo.

Perchè dico online ed insisto su questo?

Semplicemente perchè il pubblico potenziale è decisamente più ampio.

Personalmente a Bologna vendo Beats o registro pochissimi rappers.

Nel mondo? Un’altra storia..

La rete ti permette di raggiunge una quantità di potenziali clienti davvero incredibile.

Bisogna saperla sfruttare.


Conclusione

Aprire e mantenere, ma soprattutto espandere un Home Studio o la propria carriera da Beatmaker può essere estremamente complicato.

Investi su te stesso e sulla tua conoscenza per avere un’arma in più rispetto ai tuoi colleghi.

La conoscenza, la disciplina e la profonda passione ti guideranno certamente verso il successo.

Spero che questo articolo ti sia stato di aiuto e servito: se così fosse, una condivisione su Facebook mi farebbe molto piacere!

Pubblicato il 5 commenti

Cuffie da Studio

cuffie da studio

Cuffie da Studio – Guida definitiva alla scelta

Acquistare cuffie da studio professionali è forse il miglior investimento che tu possa fare se lavori, registri ma soprattutto mixi in Home Studio o Project Studio.
Ho già discusso innumerevoli volte, fra articoli, dirette Facebook e Video YouTube sul mio canale ufficiale, sul quanto siano importanti le cuffie da studio.

Ti ho anche dato almeno cinque validi motivi per scegliere di mixare in cuffia anzichè sui monitors, se sei in Home Studio.

Ma questa vuole essere una guida definitiva alla scelta delle cuffie da studio per:

  • Registrare
  • Mixare

E quindi troverai indicazioni per due tipologie di cuffie da studio professionali:

  • Cuffie chiuse (per registrare e/o produrre)
  • Cuffie semi-aperte (per mixare e fare mastering).

No, non penso di aver detto una follia nell’affermare che puoi fare il Mastering in cuffia se lavori in Home Studio. Però assicurati di seguire questi 7 steps fondamentali per ottenere un Master di qualità.

Prima di entrare nei dettagli, cercherò di rispondere ad alcune domande frequenti a riguardo delle cuffie.

Come faccio a scegliere le cuffie da studio?

In primis devi stabilire il budget, perchè è lì che incontriamo i problemi maggiori: sotto i 50€ difficilmente troverai qualcosa di valido, in particolar modo per le cuffie per mixare.

Le cuffie per registrare possono anche essere relativamente economiche, invece.

In secundis puoi decidere di fidarti dei miei consigli e della mia esperienza nel settore, a breve ti mostrerò i miei suggerimenti. Fra questi, scegli quelle più costose che puoi permetterti.

Puoi anche scoprire cosa ne penso riguardo alla necessità o meno di un amplificatore dedicato per le cuffie.

Arriviamo quindi al dunque, ed iniziamo con..

Cuffie da Studio per Registrare

AKG K72 – Per chi inizia

Un buon paio di cuffie per registrare, per chi ha un budget molto limitato, sono le cuffie AKG K72.

AKG K72 Cuffie tradizionali
27 Recensioni
AKG K72 Cuffie tradizionali
  • Impedenza (32)
  • Sensibilità cuffia: 112 dB
  • Risposta in frequenza: 16Hz - 28kHz

AKG K92 – Qualità a basso costo

Se hai un budget lievemente superiore, allora posso consigliarti il modello successivo della stessa serie di casa AKG, le AKG K92.

AKG K92 - Cuffia Chiusa, Colore: Nero opaco/Oro
181 Recensioni
AKG K92 - Cuffia Chiusa, Colore: Nero opaco/Oro
  • Professional 40 mm driver per estesa banda audio 16 Hz - 20000 Hz
  • 32 Ohm, 113 Db SPL/V
  • Over-Ear design chiuso

Audio Technica ATH-M40X – Scelta di qualità

Un altro paio di cuffie da studio con cui registrare in Home Studio, che ammetto di non aver testato personalmente ma colleghi di fiducia consigliano enormemente, sono le Audio Technica ATH-M40X.

Sale
Audio Technica Pro ATH-M40X Cuffie Monitor Professionali
130 Recensioni
Audio Technica Pro ATH-M40X Cuffie Monitor Professionali
  • Ingegnerizzazione innovativa e costruzione robusta. Driver da 40 mm, con magneti di terre rare e bobina di alluminio ricoperto in...
  • Risposta lineare per un monitoraggio incredibilmente preciso nell'intera gamma di frequenze.
  • Design circumaurale per un eccellente isolamento sonoro in ambienti rumorosi.

AKG K271 – Il grande classico

Per chi ha un budget più elevato e vuole garantirsi un ascolto precisissimo, lineare, e cuffie che dureranno per davvero tanti anni, la scelta non può che non ricadere sul grande classico, le AKG K271.

AKG K271 MKII Cuffie da Studio Professionali, Over-Ear, Nero
166 Recensioni
AKG K271 MKII Cuffie da Studio Professionali, Over-Ear, Nero
  • Sensibilità: 104 dB SPL/V
  • Frequenza di risposta: da 16 a 28.000 Hz
  • Potenza nominale: 200 mW

Beyerdynamic DT 770 – La mia scelta #1

Ed infine, la mia preferita in assoluto fra le cuffie da studio con cui registrare a casa, le Beyerdynamic DT 770 (80 Ohm Studio).

Sale
Beyerdynamic DT 770 PRO 80 Ohm Cuffie da Studio
123 Recensioni
Beyerdynamic DT 770 PRO 80 Ohm Cuffie da Studio
  • Cuffie sovra-aurali chiuse ideali per la registrazione e il monitoraggio professionali
  • Perfette per la registrazione in studio e sul palco grazie al loro suono genuino, ad alta risoluzione
  • Comfort elevato grazie ai cuscinetti per le orecchie in morbido velluto, circumaurali e intercambiabili

Queste sono alcune fra le migliori cuffie da studio con cui registrare in Home Studio, ma possono essere utilizzate anche in fase di produzione per sentire bene l’estensione delle basse frequenze o semplicemente per ascoltare musica.

Passiamo adesso alla seconda tipologia (la mia preferita).


Cuffie da Studio per Mixare

AKG K240 MKII – Fedeltà del suono

La entry level delle cuffie per mixare.

Al di sotto di questa cifra troverai cuffie valide ma difficilmente realistiche nella risposta in frequenza e qualità di ascolto.

Le AKG K240 MKII rappresentano invece un ottimo prodotto per chi vuole mixare in cuffia ma ha un budget ridotto.

AKG K 240 MK II Cuffie Supra-Aurali, Nero
203 Recensioni
AKG K 240 MK II Cuffie Supra-Aurali, Nero
  • Supra-aurali design
  • Frequenza audio 15-25.000 Hz
  • Sensibilità cuffie 104 dB SPL/V

AKG K701 – Uno Standard

Tra le cuffie da studio per mixare in assoluto più utilizzate al mondo, per il rapporto qualità prezzo, e per la risposta estesa a tutte le frequenze e relativamente neutra.

AKG K701WHT Cuffie, Bianco
116 Recensioni
AKG K701WHT Cuffie, Bianco
  • Connettore jack professionale
  • Archetto imbottito in vera pelle
  • Membrana Varimotion a due strati brevettata per una riproduzione brillante delle frequenze alte

Beyerdynamic DT 880 Pro

La mia scelta numero 1 (ma forse perchè non ho mai usato le Sennheiser HD650). Mixo in cuffia con le DT 880 da anni, e devo dire che se qualcosa del mio mix non funziona, con queste cuffie lo scopro immediatamente.

Al tempo stesso, quando tutto suona bene sulle DT 880, difficilmente il mix sarà sbagliato. Possono esserci piccolezze, dettagli, ma se il Mix ti suona perfetto sulle 880, ti suonerà bene ovunque lo ascolterai.

Sale
Beyerdynamic DT 880 Edition Cuffie Hi-Fi da 250 Ohm
51 Recensioni
Beyerdynamic DT 880 Edition Cuffie Hi-Fi da 250 Ohm
  • Cuffie semiaperte, circumaurali per uso domestico
  • Suono neutro e armonico
  • Elevato comfort: piacevole pressione di contatto, morbidi cuscinetti per le orecchie e la testa, cablaggio su un lato soltanto

Sennheiser HD650

In assoluto la cuffia per mixare più famosa ed utilizzata al mondo. Le Sennheiser HD650, a detta di tutti (ma ripeto, personalmente non le ho mai utilizzate!), risultano essere tra le cuffie per mixare più lineari ed ottimali al mondo, anche se il prezzo è effettivamente non alla portata di tutti.

Sale
Sennheiser HD 650 - Cuffia stereofonica Hi-Fi dinamica aperta, tipo...
121 Recensioni
Sennheiser HD 650 - Cuffia stereofonica Hi-Fi dinamica aperta, tipo...
  • Cuffie utilizzate in studi di registrazione professionali a livello mondiale per la loro accuratezza e la cura dei dettagli
  • Gamma sonora estesa, con un'ampia risposta in frequenza compresa tra 10 e 39.500 Hz (-10 dB)
  • Componenti driver selezionabili manualmente per destra e sinistra

Come scelgo fra queste cuffie?

E’ semplice: acquista, fra queste cuffie e se ti fidi del mio giudizio, esperienza e ricerca, le migliori che ti puoi permettere nel rispettivo campo, chiuse o semiaperte, a seconda delle tue esigenze.

Se non mi piacciono le cuffie che ho acquistato?

La fortuna di vivere in questa epoca. Con Amazon puoi restituire le cuffie gratuitamente o cambiarle con un modello diverso. Ti viene rimborsata l’intera cifra e puoi spendere quei soldi su una cuffia diversa.

Le cuffie sono ottime, ma i Mix non suonano..

Se su queste cuffie, qualsiasi, i tuoi mix non suonano bene, il problema non è certo della cuffia, ma dei tuoi mix. Prova ad ascoltarci Chronic di Dr.Dre, o un disco di Beyonce: come suonano? Ecco, appunto. Benissimo.

In quel caso, ti consiglio di studiare il mio video corso sul mixare.

Il volume è basso in cuffia, come faccio?

Se hai scelto una cuffia ad impedenza alta, non puoi collegarla direttamente al PC. Ti serve quantomeno una scheda audio.

Se ancora, per te, il volume è troppo basso, hai due soluzioni: ti abitui a mixare a volumi medio bassi (come consiglio), oppure fatti cambiare la cuffia da Amazon e scegline una con impedenza inferiore, oppure acquista un amplificatore per cuffia.

Perchè dovrei mixare in cuffia? Mi hanno detto che è sbagliato..

Ti hanno consigliato male.

Su questo non ho alcun dubbio: se lavori in Home Studio, mixare in cuffia è probabilmente la scelta migliore per te, a meno che tu non abbia un trattamento acustico professionale e monitors audio da migliaia di euro.

Perchè dovrei fidarmi del tuo giudizio?

Non devi, puoi. Ma considera due cose:

  1. Mixo artisti da tutto il mondo per lavoro, e le cuffie hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella buona resa dei miei Mix e Mastering.
  2. Non sono il solo a consigliare queste cuffie, sono uno standard tra fonici di tutto il mondo, in particolar modo i modelli più costosi che ho elencato.

E le Grado? E le Beats? E le.. ecc.?

Non sono un listino vivente di cuffie da studio: posso solo dirti che esistono tante altre validissime cuffie con cui puoi registrare o mixare (ad esempio le Grado sono fantastiche), ma c’è un motivo se queste che ho elencato sono uno standard riconosciuto in tutto il mondo.

Se scegli una di queste cuffie, in particolar modo quelle più costose, vai a colpo sicuro.

Su altre cuffie, invece, non posso garantirtelo.

Il mio suggerimento finale..

Se il budget te lo permette, con queste 2 cuffie vai a colpo sicuro, e ti dureranno il resto della vita o quasi:

AnteprimaProdottoVotoPrezzo
Beyerdynamic DT 770 PRO 80 Ohm Cuffie da Studio Beyerdynamic DT 770 PRO 80 Ohm Cuffie da Studio 123 Recensioni 159,00 EUR 118,00 EUR
Beyerdynamic DT 880 Edition Cuffie Hi-Fi da 250 Ohm Beyerdynamic DT 880 Edition Cuffie Hi-Fi da 250 Ohm 51 Recensioni 199,00 EUR 189,49 EUR

Conclusione

Spero che questa possa davvero risultare come la guida definitiva alla scelta delle cuffie da studio professionali per registrare e mixare.
Ho impiegato diverse ore per scrivere questo articolo, e anni di ricerca per giungere a queste conclusioni.
Se vuoi aiutarmi e ripagarmi in piccola parte dello sforzo, una condivisione su Facebook o Twitter ed un Like mi farebbe davvero enorme piacere.

Grazie.

Impara a mixare con i miei video corsi

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Equalizzare meglio | Come usare l’Equalizzatore, 10 consigli utili

Equalizzare

Equalizzare: 10 consigli utili

“Equalizzare” è uno dei termini più frequentemente utilizzati da tecnici del suono, e l’equalizzazione è il processo in assoluto più utilizzato in fase di Mixaggio o Mastering dei brani.

Percepiamo subito quando uno strumento od un gruppo di strumenti risultano “troppo cupi” o “troppo chiari”, “troppo frizzanti”, e via dicendo. Vediamo alcuni concetti da ricordare se si parla di equalizzare.


1) Conoscere i Filtri dell’EQ ed il loro “tono” per equalizzare

Un Equalizzatore, in sostanza, è un circuito che influisce sul tono di una o più frequenze. Questo modifica il bilanciamento delle armoniche su cui stiamo lavorando.

Con un “Filtro” tagliamo del tutto (o attenuiamo, a seconda del suo utilizzo e della campanatura!) alcune frequenze, alte o basse. Poniamo l’esempio di un filtro low-pass, ovvero passa-basso, settato a 1khz.

Tutte le frequenze superiori ad 1khz verranno “filtrate” dall’Equalizzatore, rendendo lo strumento decisamente più cupo (passano le basse frequenze e vengono tagliate le alte, il risultato è ovvio!).

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Equalizzare: Filtro Passa Alto
Equalizzare: filtro Passa alto nativo di Steinberg Cubase.

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Un filtro passa alto (High Pass Filter) invece, compie esattamente l’opposto: lascia passare le frequenze alte a discapito delle basse, a seconda della frequenza e della campanatura a cui abbiamo settato il nostro EQ.

Poniamo un esempio pratico: registriamo la nostra voce rap con un microfono a condensatore low budget, che non ci regala risultati sorprendenti.

Quando cominciamo a mixare le voci rap, le basse frequenze risultano sporche e piene di clicks. Un EQ con filtro passa alto settato attorno ai 85 – 110 Hz con rigida campanatura risolverà il nostro problema.

Ogni equalizzatore agisce però in maniera diversa: non commettiamo l’errore di pensare che ogni filtro passa alto o basso sia uguale tra Equalizzatori plugins o hardware diversi!

Per questo risulta fondamentale conoscere bene gli EQ che abbiamo a disposizione.

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2) Conoscere il range di frequenza degli strumenti prima di equalizzare

Un bravo tecnico del suono è spesse volte in grado di Equalizzare “on the fly”, al volo, ovvero mentre ascolta il mix. E’ infatti capace di intervenire su, ad esempio, una chitarra acustica magari anche senza metterla in “solo”, boostando o filtrando determinate frequenze.

Il perchè è semplice: conosce a priori il “range di frequenza” di tale strumento o canale, ovvero su quali frequenze “si appoggia”, in questo caso, la chitarra.

E’ consapevole del fatto che il rumore delle corde non può essere sui 100 hz, ad esempio, e quindi andrà intuitivamente a manipolare le frequenze giuste.

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Equalizzare - Range di frequenza strumenti
Il range di frequenza occupato da vari strumenti.

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Arrivare a mixare “on the fly” richiede anni ed anni di esperienza, ma è un qualcosa di estremamente utile e soddisfacente.

In questo modo mantenete le sessioni di Mix aperte per meno tempo, affaticate meno le orecchie e, presumibilmente, effettuate decisioni migliori di Mix ottenendo un risultato globale incredibilmente migliore rispetto a sessioni lunghe e faticose, trascinate per ore e giorni.

Questo funziona specialmente se – come consiglio per chi non ha un Home Studio con un ottimo trattamento acustico – è solito mixare in cuffia.

*BONUS Volete velocizzare il processo di apprendimento dell’equalizzazione? Scegliete vari strumenti e boostate e tagliate determinate frequenze cercando di memorizzarle il più possibile: impararete in men che non si dica almeno gli strumenti più utilizzati ed importanti!

Non è anormale arrivare a livelli avanzati nei quali il fonico s’accorge subito se uno Snare ha troppo 140-140 hz, o troppa poca frizzantezza sugli 8khz. E’ solo questione di tempo e pratica!

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3) Equalizzare in Solo e nel contesto del Mix

Conoscere al meglio i nostri EQ a disposizione ed il range di frequenza dei vari strumenti sono due passaggi fondamentali per la buona riuscita di un mixaggio.

Intervenire singolarmente su uno strumento e fare l’equalizzazione in Solo, ovvero sentendo unicamente quello, può a volte trarre in inganno. Risulta fondamentale, a volte, mettere in Solo uno strumento per poter sentire meglio le sue frequenze, i suoi pregi ed i suoi difetti, ed intervenire quindi al meglio sullo stesso.

Ma non dimentichiamoci: lo strumento non deve suonare bene, deve suonare bene NEL MIX. La differenza è ENORME.

A volte capiterà di dover “sacrificare” alcune frequenze di determinati strumenti per far “meglio uscire nel mix” altri strumenti, più “carichi” ed importanti proprio su quelle medesime frequenze. Anche per questo è fondamentale conoscere gli strumenti che mixiamo e riconoscere le frequenze.

Il consiglio è questo: ogni singola volta che effettuiamo una modifica su un canale o strumento e questo è in Solo, ascoltiamo poi la modifica stessa nel contesto del Mix.

Se la modifica ha migliorato lo strumento nell’incastro del Mix, il risultato è ottimale. Se questo risulta migliorato solo in “Solo”, invece, non abbiamo apportato miglioramento alcuno.

*BONUS 2: Prova ad equalizzare ascoltando in mono lo strumento sul quale state operando se siete in cerca di frequenze fastidiose da rimuovere.

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4) L’equalizzazione in Mastering, con moderazione..

L’equalizzazione anche in fase di Mastering è fondamentale, ma attenzione: mentre in fase di mix possiamo permetterci interventi anche abbastanza forti ed evidenti (un boost di 8 db o un cut di 20 db, per esempio), in Mastering le cose devono essere più moderate.

Se post mix dobbiamo intervenire drasticamente su alcune frequenze, sarà certamente meglio riaprire il Mix stesso e sistemare il problema alla sorgente.

In fase di Mastering, infatti, dovremmo limitarci ad interventi più sottili, musicali e lineari.

Ad esempio, un intervento di Cut in Mastering potrebbe limitarsi a 2 o 3 db al massimo, e difficilmente potremo ottenere ottimi risultati nel boostare di più di 4-6db determinate frequenze.

Come “norma” da seguire, quindi:

Fase di Mixaggio -> Interventi all’occorrenza drastici

Fase di Mastering -> Interventi sottili, lievi, musicali.


5) Non devi equalizzare ogni canale..

Uno degli errori più frequenti commessi da chi inizia con l’arte del mixaggio, è quella di pensare che tutto deve essere ritoccato.

Ogni canale deve essere compresso. Ogni traccia audio deve essere equalizzata.

Non è così.

Anzi, alcuni tecnici del suono tra i più apprezzati al mondo sono soliti utilizzare pochi o pochissimi plugins per un intero mix, affidandosi in particolar modo a bilanciamento fra volumi ed intervento sui gruppi per far suonare bene una canzone.

L’equalizzazione deve esserci quando necessaria, e sta a te ed alla tua esperienza “sentire” quando lo è.


6) Come equalizzare l’intero Mix..

Stai ascoltando la tua canzone o la tua strumentale, e ti sembra cupa, poco brillante.

Ti verrebbe spontaneo cominciare ad equalizzare ogni singolo canale, o magari i gruppi.

E se invece inserissi un equalizzatore sul canale del Master e dessi un boost alle alte frequenze, leggero ma musicale?

Se tutto il mix è “vuoto” sulle alte, allora questa potrebbe essere una soluzione, decisamente più musicale, oltre che semplice e veloce, rispetto all’equalizzare ogni singolo canale.

Ricordati sempre: ogni traccia passa per i gruppi a cui viene inviata e per il canale Master, quindi ogni plugin o effetto inserito sul Master agirà sulle singole tracce.


Equalizzazione


7) L’Equalizzazione degli effetti in Send

Ricordati che puoi equalizzare anche un reverbero, non solo una chitarra.

Un esempio pratico: mandi tutte le voci con un Send ad un Reverbero plate corto, diciamo di 0,9 secondi. Le voci suonano ora belle bagnate, naturali, musicali..

..Però le alte frequenze dal canale del reverbero infastidiscono le alte frequenze della voce princiapale.

Utilizza un equalizzatore e taglia le alte dal canale del reverbero (puoi inserire un Eq subito dopo il plugin Reverb sulla traccia ausiliaria).

In questo modo la voce sarà “bagnata” dal reverbero, musicale, ma la voce prinicpale sarà indisturbata dal canale reverberato.

Ovviamente puoi fare lo stesso con ausiliarie di Delay, distorsioni, o qualsiasi altro effetto.


8) Prediligil il Cut al Boost..

Lo so, vorresti boostare tutto, ma questo è uno degli errori più frequenti. Cerca inizialmente di risolvere i problemi eliminando frequenze non necessarie o fastidiose, ed in un secondo momento ricorri ai boost.

Ti renderai conto di necessitare di molti meno boost di quanto avresti pensato prima di effettuare tutti i cut.

Preferisci il “tagliare” all'”aggiungere”.


9) Non cercare l’EQ di ultima generazione..

Non perdere tempo alla ricerca del miglior equalizzatore al mondo, dell’ultimo plugin di Waves o altri brand: gli equalizzatori interni alla tua DAW, che sia Cubase, Logic, Pro Tools, andranno benissimo.

Ovviamente ci sono differenze fra plugins, ma se non sei in grado di ottenere un Mix professionale con i plugins interni delle migliori DAW, il problema non è certo dei plugins utilizzati.


10) Utilizza i Presets per imparare..

I presets vengono visti molto male da alcuni, ma possono essere utilizzati come tools o come.. ispirazione.

Scorri tra diversi presets all’interno dell’equalizzatore scelto, scoprirai se non altro come muta il suono a seconda di boosts e cuts diversi.

I presets sono studiati da professionisti, c’è il caso che alcuni possano proprio fare al caso tuo e suonino bene da subito.

Puoi inoltre partire da un Preset e ritoccare a tuo gusto e necessità.

I presets, quando utilizzati bene, possono aiutarti nel mix, velocizzare il lavoro e darti ottimi risultati.


Come mixare Hip Hop? Guarda il mio video corso..

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Creare Basi Rap suonate (in 7 punti fondamentali)

creare basi rap 7 punti

Come creare basi rap suonate

Quello del creare basi rap non è un processo immediato, semplice e veloce.

Innanzitutto bisogna cercare di capire quale tipo di base rap il beat maker vuole produrre, dando per scontato tu abbia già scelto un software con cui produrre.

“Basi Rap” è un concetto davvero estremamente vasto, e bisognerebbe classificarlo meglio.

Sarebbe un po’ come dire “voglio comprare una chitarra”, che vuol dire tutto e niente: classica, folk, elettrica? Come puoi immaginare la differenza non è banale.

Possiamo creare basi rap underground campionate, trap, east o west cost, dirty south, crank (te lo ricordi il periodo crank di Lil Jon?).

Quindi, dovessi cercare di spiegare come creare basi rap suonate ad un totale neofita, penso fingerei non ci fossero enormi differenze tra un beat rap ed un altro, e riassumerei in 7 punti fondamentali.

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1) Creare una armonia

Per prima cosa (ma volendo puoi decidere di iniziare con le batterie) abbiamo bisogno di una armonia, una sequenza di accordi per creare un mood ed una atmosfera per il rapper.

Nei beats hip hop spesse volte la progressione di accordi è davvero minimale, e può fermarsi a due o tre accordi in totale (arrivando logicamente a quattro o più accordi per composizioni più complesse).

E’ grazie all’armonia che avremo un tappeto sonoro su cui costruire il resto, e grazie al quale il rapper sarà ispirato nello scrivere.

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armonia nelle basi rap
Una sequenza di accordi utilizzata in uno dei miei ultimi Beats Trap su FL Studio 12.

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2) Creare una melodia

Possiamo quindi aggiungere una melodia, una sequenza di suoni di senso compiuto, detto anche “fraseggio melodico“.

La melodia può essere il fulcro del ritornello in un beat rap: l’armonia guida la strofa, e per fare “esplodere” il ritornello ecco che l’aggiunta di un fraseggio melodico dà quel qualcosa in più alla strumentale.

Nei beats Trap e quelli moderni in generali, quasi sempre la melodia è composta con Virtual Instruments.

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3) Creare una linea di basso

Nella musica Hip Hop, dall’Underground fino alla Trap, l’importanza del basso ha un ruolo davvero centrale.

Basti pensare al successo dell’808, che trascina praticamente ogni singola Hit Rap uscita negli ultimi 6-8 anni a questa parte, ma che ha giocato un ruolo fondamentale anche agli albori del beat making.

Un basso può essere, come per la melodia, campionato o suonato. Avrà rilevanza e metodiche diverse di utilizzo a seconda del genere che vogliamo produrre.

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Ti stai chiedendo cosa ti serve per produrre basi rap in Home Studio?  Ecco.


4) Creare la batteria hip hop

Lo ammetto, è la mia parte preferita.

Con la batteria hip hop non ci si stanca davvero mai: si possono sempre esplorare nuovi confini, usare nuovi samples, creare da zero nuovi samples, campionarli, comprarli, ecc.

Non ci sono davvero limiti su quello che possiamo fare con le batterie.

Però possiamo riconoscere alcuni elementi fondamentali nella batteria hip hop, alcuni impriscindibili, altri che servono solo ad arricchire il tappeto ritmico della strumentale.

  • Il Kick, elemento fondamentale
  • Lo Snare, anch’esso impriscindibile
  • Hi Hats (sono i piatti della batteria)
  • Shakers
  • Crash e Cymbals in generale
  • Percussioni
  • Legnetti e strumenti ritmici
  • FX (effetti)

Si può quasi dire che li ho elencati in ordine di importanza.

Scegliere i samples non è mai cosa semplice, dobbiamo tenere in considerazione il genere di beat hip hop che vogliamo produrre: un beat trap non usa la stessa cassa (Kick) di un beat underground.

Non dimentichiamoci che nel creare basi rap, sia su melodie che su batterie, possiamo ricorrere alla tecnica del layering per rendere più corposo e pieno il suono.

Spesso utilizzo il layering sulla cassa e sullo snare, ma anche sulla sequenza di accordi per dare più pienezza al sound.

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creare basi rap
Parte del pattern di batteria utilizzato per un Beat composto su FL Studio 12.

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5) Strutturare il Beat Rap

Una volta che abbiamo composto l’armonia e trovato una bella melodia orecchiabile per il ritornello, aggiunto basso e batterie, non ci resta che strutturare la nostra base rap.

La struttura del beat può variare, ma ecco un esempio di struttura del beat moderno, spesso utilizzato in beats trap o comunque commerciali:

  • Intro da 4-8 barre
  • Strofa da 16 barre (a volte solo 12)
  • Ritornello da 8 barre (a volte addirittura 16)
  • Strofa da 8 o 12 barre, al massimo 16
  • Ritornello
  • Bridge da 8 barre
  • Ritornello
  • Outro

Questo è solo uno dei tanti esempi, la struttura può variare a seconda delle necessità e della tipologia di strumentale che andiamo a produrre.

Generalmente, più vogliamo rendere commerciale ed orecchiabile la nostra base rap, più corte saranno le strofe e più spesso (e più lunghi) diventeranno i ritornelli.

Viceversa, più underground e poco orecchiabili vogliamo rendere i nostri rap beats, più lunghe e frequenti saranno le strofe a discapito dei ritornelli, spesse volte marginali (o addirittura non utilizzati) nei beats underground.

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beat rap
Un mio beat rap finito e strutturato su FL Studio 12.

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6) Arrangiare una Beat Rap

Avete mai ascoltato quei beats che sembrano un loop di 4 barre ripetuto all’infinito?

Ci dà quasi l’idea che il beat maker abbia creato un loop e cliccato copia-incolla venti volte.

Ecco, non fare lo stesso errore.

Una volta che hai strutturato il beat, puoi cercare di renderlo più unico, originale, ed interessante. Come?

E’ semplice, inserendo piccole variazioni all’interno della strumentale stessa: svuotare le batterie sulla punch-line del rapper, arricchire il ritornello finale con un layer extra, aggiungere un clap con un reverbero lunghissimo, ecc.

Gli arrangiamenti possibili sono pressochè infiniti, sta a te capire cosa aggiungere o togliere nel punto giusto.

Ma attenzione, prendi in considerazione anche il “togliere” qualcosa, non devi per forza solo aggiungere elementi.

Il Beat non è finito quando non c’è nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere.

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7) Preparare il Beat per il Mix e Mastering

Ok, ci siamo:

abbiamo finalmente concluso il nostro beat. E ora?

Assicuriamoci, ed in realtà è un bene farlo passo dopo passo, ogni volta che aggiungiamo uno strumento o un suono, che nulla clippi.

Il clip avviene quando il suono o lo strumento che stiamo utilizzando va sul rosso nel mixer del nostro software.

Questo diventa un problema quando andremo poi a mixare la nostra strumentale o la canzone: per il mix il tecnico del suono necessita di headroom (spazio su cui agire).

Abbassa il volume di ogni traccia, di ogni vst instrument, di ogni sample affinchè nulla clippi (neppure la traccia master!), e non temere:

faremo sempre in tempo ad alzare i volumi in fase di mix e mastering, ma la nostra strumentale deve essere a volumi davvero contenuti per fornire a chi mixa (magari tu stesso..) qualcosa su cui lavorare adeguatamente.

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Conclusione:

Abbiamo visto gli elementi principali da tenere in considerazione nel creare basi rap, ora non ci resta che fare pratica e… Studiare!
Scopri i miei video corsi sul beatmaking hip hop.

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Beat Making Hip Hop | 3 Beats Hip Hop scomposti

beat making hip hop

Beat Making Hip Hop con Beatzunami

Guardami in questa pseudo beat making session nella quale scompongo ed analizzo tre dei miei beats hip hop più riusciti di sempre, di cui due underground ed uno new school.

All’interno del video ti spiego e mostro come ho creato le basi rap in questione, che sono alcune delle mie strumentali hip hop più apprezzate e riuscite di sempre (ovvero tra le più ascoltate e vendute).



Due dei beats sono basi rap semplici, con un sample pitchato (in un caso con Akai MPC 2500 ed in un altro con il campionatore EXS24 di Logic), drum breaks choppati e risuonati e davvero poco altro.

Questo a dimostrazione del fatto che non è il numero di tracce usate in una produzione a testimoniarne la qualità, ma il come sono state utilizzate ed il… come suonano!

Il secondo beat hip hop, in ordine, è una strumentale hip hop più moderna e pulita, per la quale ho dovuto ricorrere ad un numero superiore di tracce melodiche ed anche di batteria, e soprattutto ad un mix decisamente più complesso.

 

Vuoi ulteriori Beat Making Video?

Ti è piaciuto questo format di beat making session e vuoi altri video simili, magari su beats trap creati su FL Studio? Metti un Like al video youtube e commenta, e seguiranno altre mie beatmaking session di analisi e scomposizioni delle basi rap.

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Beatmaker italiani, 5 consigli

beatmaker italiani

 Beatmaker italiani, ecco 5 tips utili

Se preferisci guardare video anzichè leggere, ecco i miei 5 consigli da applicare da subito per beatmaker italiani.

  1. Fai ricerca e studia la teoria
  2. Lavora duro (fai tanti beats)
  3. Collabora con altri beatmaker italiani
  4. Sii super attivo in rete, pubblicando tanti beats
  5. Tratta il beatmaking come music business (se vuoi che diventi tale)

Beatmaker italiani, 5 tips (guarda il video)