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HOME RECORDING – COME ORIENTARSI NEI PRIMI ACQUISTI?

Homestudio Beatmakers

Quello dell’Home Recording è un tema che riguarda ormai fette sempre più grandi della comunità di musicisti e aspiranti produttori/tecnici e beatmakers.
Il problema con cui ci si scontra più spesso è proprio quello che riguarda il materiale, essendoci una grandissima varietà di opzioni e altrettanta diversità nelle esigenze di ogni potenziale utente del mercato dell’home recording.

E’ necessario quindi semplificare al massimo la questione suddividendo in pochi punti basilari i criteri di ricerca per il materiale per il nostro PRIMO Home Studio.

Gli elementi primari sono: computer, scheda audio, microfono, monitors (ed eventualmente un controller MIDI). Escludiamo il resto della strumentazione hardware e software perchè ogni funzione fondamentale viene già ampiamente coperta da questi elementi.
Ogni scheda audio ha ormai i suoi canali preamplificati e predisposti all’amplificazione di qualunque sorgente sonora, ogni computer è in grado di ospitare quei software che ci permettono di lavorare ormai nella maniera più libera possibile. Dotarsi di un microfono è fondamentale per poter riprendere qualunque strumento/elemento non elettrico che diffonde il proprio suono unicamente attraverso l’aria (come la voce!); infine i monitors ci danno quello che non potrebbe darci un qualunque sistema di ascolti qualunque, la fedeltà di riproduzione sonora.

IL COMPUTER:

E’ l’elemento sine qua non; quasi tutti i computer fissi e portatili presenti sul mercato offrono la possibità di gestire un semplice software di produzione audio senza necessità di ulteriore hardware. Il suggerimento per chi ha in programma l’acquisto di un prodotto dedicato è quello di guardare quegli elementi che rendono possibile le migliori prestazioni per l’audio: processore, memoria RAM, sistema operativo.
Il processore è l’unità che calcola ed elabora tutti i procedimenti richiesti dall’utente; la sua velocità/potenza si misura, fra le altre cose, tramite la frequenza (in Ghz, allo stato attuale) e il numero di core (“nuclei”) che compongono la suddetta unità di calcolo, giacché ogni nucleo può farsi carico di diverse operazioni rendendo quindi più fluido qualunque lavoro.
La RAM (Random Access Memory) è un unità di memoria ad “accesso casuale” (diversa dalla memoria di massa propria dell’hardisk) che, detta in parole povere, consente il richiamo e la modificazione di programmi, files e ogni sorta di elemento al quale vogliamo/possiamo accedere. Più memoria RAM significa maggiore capacità e fluidità nell’accesso e la modifica ai dati.
Esistono poi diversi sistemi operativi di larga diffusione commerciale, ma i più usati nell’audio sono senza dubbio Mac OS e Windows. La scelta dell’uno o dell’altro influenza fortemente il nostro lavoro, ed è importante sottolineare che ogni sistema operativo ha le sue peculiarità nella compatiblità con il software di produzione che andremo ad utilizzare: ad esempio Logic è tipicamente un software abbinato a Mac OS, mentre Cubase (e in generale i prodotti di casa Steinberg), a detta di alcuni, sembrano girare meglio su WIndows.
Mac OS è conosciuto per essere particolarmente adatto a lavori di carattere multimediale, quindi anche musica, ma non per questo bisogna affrettarsi a discriminare l’uno o l’altro sistema operativo. I soldi rimangono sempre un problema!

N.B. Allo stato attuale tutte le ultime versioni di software come Pro Tools o Digital Performer sono in grado di girare senza un hardware dedicato e prodotto dalle relative case (Avid e MOTU). Si consiglia però caldamente di prestare MOLTA ATTENZIONE alla scelta della versione da acquistare, in modo da evitare problemi di incompatibilità.

 

LA SCHEDA AUDIO:

Sul sito è già presente un articolo dedicato, rimando quindi il lettore al link: https://www.beatmaker.it/tips-n-tricks-2/la-scelta-della-scheda-audio/

 IL MICROFONO:

Quella del microfono diverrà, col tempo, una ricerca e una scelta sempre più definita e focalizzata sulle esigenze che avremo maturato con l’esperienza. Tuttavia, non potendo ampliare molto il discorso a causa della quantità di dettagli da osservare, ci sentiamo di indirizzare la scelta del lettore. Un primo microfono deve poter svolgere la più grande varietà di compiti possibile dentro il nostro modesto spazio domestico: dev’essere ideale per riprendere una voce, dev’essere adatto a un po’ di maltrattamento, dev’essere insomma vittima della nostra inesperienza. Un microfono a condensatore sarà la tipologia che preverrà nella scelta. La sua tecnologia in genere consente riprese più dettagliate e più sensibilità in generale rispetto a un microfono dinamico (tipologia di microfono usato soprattutto su palco per la sua grande resistenza). La maggior parte dei brands che produce microfoni offre almeno un modello dal prezzo contenuto (anche meno di 100 euro). Avremo tra le mani un prodotto sicuramente non definitivo, ma sarà il primo passo per poter tirare fuori qualche buona demo e soprattutto per capire come orientare i nostri futuri acquisti!

RODE NT1000, un microfono a condensatore di fascia bassa ma ottima qualità, adatto a rappers e cantanti.

 

I MONITORS:

I monitors sono l’altro grande elemento della catena che più ci deve preoccupare. Da essi dipende la qualità del nostro ascolto, quindi la fedeltà di ciò che stiamo sentendo e analizzando per “far suonare” il nostro materiale musicale. Anche qui esiste un’enorme varietà di prodotti fra cui scegliere. Puntare al risparmio può essere un’opzione, ma al tempo stesso dobbiamo tenere in conto che il nostro orecchio, soprattutto quando inesperto, va educato correttamente a un ascolto lineare (è definito lineare un elemento che riceve un segnale e lo rimanda fuori inalterato nelle sue caratteristiche) e cosciente. Si consiglia di fare molta attenzione nella scelta del prodotto, e di seguire quello che ci dice l’orecchio. Ogni monitor suona diverso e siamo noi a dover scegliere quale ci sembra più fedele, più cristallino, quale ci farà percepire al meglio gli elementi che noi vogliamo poter percepire. Il primo criterio d’acquisto dovrà essere la “taglia”, ovvero la potenza dei monitors. Dato che l’Home Studio è tipicamente una struttura piccola e acusticamente poco adeguata al genere di lavoro che viene svolto è ideale affidarsi a piccole potenze, fra i 30-40 watt ai 60-80 come massimo. Inoltre bisogna ricordare che esistono due tipologie di monitors a seconda del tipo di amplificazione, monitors attivi e monitors passivi. La ricerca si concentrerà sui primi poiché essi sono dotati di un’amplificazione incorporata a uno dei due monitors e non c’è bisogno di un’unità esterna dedicata come nel caso dei secondi.

KRK Rokit 5
KRK Rokit 5, uno dei monitors per beatmakers e home studio più diffusi al mondo.

 

CONTROLLER MIDI:

Il controller midi non è un elemento indispensabile in quanto non cambia le prestazioni della nostra mini-struttura; al tempo stesso può essere di enorme comodità e può offrire vantaggi che altrimenti non potremmo ottenere. Il controller più comune è una tastiera di dimensioni variabili (dalle 2 ottave in su) dotata di almeno una porta MIDI out e di una serie di controlli manuali (manopole, faders…) che ci consentono di “controllare” alcuni software (synths, samplers, virtual instruments), ospitati dal nostro Pro Tools, Logic e via dicendo…Questo ci permette di interagire con la nostra produzione digitale in maniera più “analogica”, di avere un’interazione più manuale rispetto a quanto potremmo fare con gli editors MIDI che troviamo in quasi tutti i software.

Akai MPD 18, controller Midi per beatmakers in Home Studio.

6 pensieri su “HOME RECORDING – COME ORIENTARSI NEI PRIMI ACQUISTI?

  1. Per quanto riguarda il controller midi, secondo voi è meglio lavorare con una tastiera midi o con un campionatore come quello che avete messo come immagine?

  2. Dipende dalle esigenze e dalle capacità…un pianista (un musicista in generale) farà sicuramente meglio a buttarsi prima sulla tastiera perchè sarà in grado di districarsi molto meglio nel suonare e controllare i virtual instruments in maniera più “musicale”. Per quanto riguarda i beatmakers, bè non sono un esperto ma Res consiglierebbe molto probabilmente un sampler come l’MPC, che consente operazioni diverse e sicuramente più adatte (per non dire fatte apposta) per il beatmaking.

  3. Come detto, dipende proprio dalle esigenze! Aggiungo però che quello in immagine è un controller midi Akai Mpd 18, controller midi vero e proprio più che campionatore… non può infatti registrare sorgenti audio ma solamente “replicarle” interfacciandolo col software. Se basi i tuoi Beats su batterie e groove di campioni, allora un controller midi con i Pads è la soluzione migliore. Se invece intendi suonare a tutti gli effetti con la tastiera, a quel punto è evidentemente meglio la tastiera!

  4. Da pianista aggiungo anche che riguardo alla tastiera/midicontroller la penso al contrario cioè, se sai suonare una tastiera o comunque conosci abbastanza la teoria musicale alla fine puoi scrivere tutto al computer o (suonarlo con la tastiera del pc!) perchè sai dove mettere le mani, mentre chi non ha mai messo mani su una tastiera (musicale) e non sa come sono combinate la note magari all’inizio potrebbe essere aiutato dai tasti neri/tasti bianchi ecc. ecc. – poi naturalmente dipende da quanto il beatmaker è “note-based” o “sample-based”

    1. Ottima osservazione anche se sinceramente un pianista pro editor midi è alquanto raro !

  5. Concordo con Res (Beatzunami), osservazione acuta da prendere in nota!

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