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Come fare Mastering Audio (La guida completa in 7 passaggi)

cos'è il mastering e come farlo

Dopo 10 anni in Home Studio, eccoti la mia guida completa che ti spiega come fare mastering autonomamente.

Preferisci guardare ed ascoltare piuttosto che leggere?

Ecco il Video sul Mastering.

P.S. Ti consiglio anche la lettura di tutto l’articolo per approfondire il tema.



Il Mastering audio è un processo che viene visto come una sorta di magia in stile Harry Potter da chi non sa esattamente cosa sia, e che viene definito come “il Photoshop dell’Audio” da alcuni esperti.

In questa guida vedremo come fare Mastering (sì, anche da casa nostra se vogliamo) tutti gli step necessari per farlo in maniera quantomeno valida, e neppure così lontana dal mastering reale, quello che sì, andrebbe fatto in studio professionale.

Ma prima di tutto, cos’è il Mastering audio?

Il Mastering è lo step finale nella realizzazione di una canzone o di una serie di canzoni (album), e che avviene dopo che questa è già stata registrata, edita e mixata.

Il mastering nasce come una azione indispensabile per rendere coerente e musicale un Album, ma oggigiorno viene spessissime volte utilizzato su singoli brani, dato il cambio radicale della direzione artistica di molti che spesse volte rilasciano singoli brani in formato digitale.

Se chiedi “cos’è il Mastering?” ad un mastering engineer – sì, esistono tecnici del suono che dedicano la loro intera attività lavorativa al solo mastering di canzoni ed album – ti spiegherà come mai solo in uno studio professionale dedicato al mastering stesso si possa realizzare questo processo.

Ma prima che tu chiuda questa guida, aspetta:

Non è vero.

Il mastering engineer giustamente fa i suoi interessi, ma di certo non te la racconta tutta: oggigiorno, grazie all’incredibile avanzamento tecnologico, è possibile realizzare masters che suonino più che dignitosamente anche in home studio.

Qual è lo scopo del Mastering audio?

Il mastering è quel processo audio che serve a finalizzare una canzone, e far sì che questa suoni bene e sia ottimizzata per ogni dispositivo di riproduzione audio, dall’iPhone agli speakers audio da club, fino alle cuffie ed alle casse dello stereo dell’automobile.

Il master finale deve inoltre essere pronto per la distribuzione in ogni formato: dall’mp3 per iTunes al vinile, dal CD fino a servizi di streaming musicale com Spotify.

Col mastering audio ci accertiamo quindi che la nostre canzone o il nostro album suoni coerente, uniforme, pulita, priva di difetti, clicks, pops, distorsioni.

Il master finale di un album è quello che poi verrà duplicato e distribuito, quindi il file finale che verrà stampato su CD nel caso di una release su copia fisica.

Come fare Mastering audio in Home Studio – I prerequisiti

Partiamo da un presupposto:

il Mastering sarebbe da realizzare in studio professionale. E’ un processo complesso, che necessita di determinate competenze e richiede determinata attrezzatura professionale.

Questo non toglie che il digitale, avanzato come quello del 2017, ci permette di ottenere comunque risultati degni di nota, salvo avere determinati prerequisiti indispensabili:

  1. Ottimo sistema di ascolto: un ambiente acustico privo di enormi difetti, e quindi seriamente trattato acusticamente, abbinato a buoni monitors da home studio, oppure delle cuffie professionali per evitare i problemi acustici dati da una stanza non trattata.
  2. Un ottimo mix, cosa assolutamente fondamentale: difficilmente una canzone suonerà bene grazie al mastering se il mix non è di buon livello. Col mastering correggiamo e miglioriamo un mix, ma non lo stravolgiamo.
  3. Un secondo sistema di ascolto (opzionale ma assolutamente consigliato). Poniamo di avere mixato con troppe basse la nostra canzone, ma le nostre casse tradiscono il nostro udito, non facendocelo percepire. Col mastering, se useremo lo stesso impianto audio, andremo ad enfatizzare ulteriormente il problema aumentando ulteriormente le basse frequenze proprio per il fatto che non le sentiamo abbastanza.
  4. Vasta conoscenza della teoria e degli strumenti che utilizzeremo. Ho detto che è possibile fare il mastering in home studio, ma non che sia facile e basti poco. Il mastering non è buttare un limiter sulla traccia denominata “Stereo output”.
  5. Attrezzatura adeguata e professionale: nessuna paura, reputo professionali anche i plugins digitali interni a DAW come Apple Logic o Cubase.

Prima di addentrarci nella effettiva guida e capire come fare il mastering audio, vediamo di rispondere ad altre domande importanti:

Qual è la differenza fra mix e mastering?

Ottima domanda, bravo:

è vero, mix e mastering condividono le stesse tecniche, anche gli stessi strumenti diverse volte, e lo stesso scopo finale, quello di far suonare bene una canzone per gli ascoltatori.

In sostanza con il mix cerchiamo di far suonare bene le varie e singole parti di una canzone (il basso, la cassa, la chitarra, ecc.), con il mastering cerchiamo di “incollare” tutte le canzoni di un album e farle suonare bene tra loro.

Nel caso in cui stessimo facendo il mastering di una sola canzone, lo scopo è quello di far sì che questa suoni bene e sia in linea con gli standard audio professionali che ascoltiamo quotidianamente.



Ma il mastering è fondamentale?

Dipende:

se vuoi che la tua canzone suoni professionale, sì. Senza mastering audio rinunciamo ad operazioni che rendono la nostra canzone più chiara, pulita, nitida ed alta di volume, proprio come quelle che sentiamo tutti i giorni.

Ogni canzone che ascolti, che sia da radio, tv, spotify o iTunes, è passata dal processo di mastering. Nessuna si è fermata al mix. Questo dovrebbe essere abbastanza per spingerti a fare o far fare il mastering delle tue canzoni.

Cosa ti serve per fare mastering audio in home studio

Innanzitutto rileggi bene i prerequisiti ed assicurati di avere un ottimo mix tra le mani, perchè senza tutto il resto che leggerai in questa guida diventerà assolutamente inutile.

Non puoi ottenere un ottimo master da un pessimo mix.

Per il mastering audio, ecco cosa ti servirà:

  • Una DAW (Digital Audio Workstation) come Apple Logic, Pro Tools Cubase, ecc.
  • Uno o più equalizzatori
  • Uno o più compressori
  • Un harmonic exciter
  • Plugin per intervento sull’immagine stereo
  • Limiter
  • Plugins per metering

Come fare Mastering in 7 passaggi..

  1. Ascolto, analisi, comparazione
  2. Correzione errori di mix
  3. Compressione
  4. Equalizzazione
  5. Stereo imaging
  6. Distorsioni armoniche
  7. Limiting

1) Come fare Mastering audio – Ascolto ed analisi

Il primo passaggio da compiere è quello di ascoltare. A orecchie riposate. Non mettiamoci a fare il mastering non appena abbiamo terminato il mix. Lasciamo passare delle ore, meglio ancora, dei giorni.

Prepariamo altre canzoni, già masterizzate professionalmente, che utilizzeremo per la comparazione: il nostro master è più o meno brillante? Le mie basse risultano troppo distorte rispetto al brano di riferimento?

Logicamente ogni canzone è una storia a sè, ma tenere un punto di riferimento nello stesso genere musicale può rivelarsi fondamentale.

Possiamo anche prendere un block notes ed annotarci le differenze: “mi mancano basse”, “è troppo brillante”, “le alte sibilano” su cui poi andremo ad agire singolarmente.

Nell’ascoltare il nostro mixdown, ovvero il file stereo a 24 Bit su cui andremo ad operare, dobbiamo già intuire tutta la serie di correzioni ed operazioni che andremo ad effettuare successivamente.

In un certo senso, quindi, l’ascolto nel pre-mastering audio è il punto cruciale. Attenzione però, non facciamoci tradire dal volume della canzone di riferimento, che sarà sicuramente molto più alto della nostra (essendo già stata masterizzata).

Una tecnica da utilizzare nel comparare è quindi quella di abbassare il volume della canzone-riferimento per far sì che si avvicini a quello del nostro mixdown, per giudicare le reali differenze tra i mix.

Se siamo davvero bravi, possiamo anche fare un ascolto “artistico”, oltre che critico: il nostro master dovrà suonare in un certo modo se vogliamo fare una produzione in stile Skrillex, dove le alte sono tagliente e le basse enormi.

Dobbiamo quindi capire la direzione del sound che vogliamo ottenere nel risultato finale, prima di poter procedere con eq, compressori, ecc.

Vogliamo che la traccia suoni forte o piano? Aggressiva o soft? Pulita o sporca? Sono tutte domande cui dovremmo trovare risposta prima ancora di passare al #2.

2) Correzione errori di Mix

Uno dei motivi per i quali, personalmente, sono molto rapido ad effettuare il mastering delle canzoni, è che generalmente le ho mixate io stesso.

Quindi, non ci sono evidenti errori (altrimenti li avrei corretti in fase di mix, giusto?).

Attenzione: se però ci accorgiamo di errori di mix, piuttosto che correggerli in mastering, è certamente meglio riaprire il mix e correggere proprio dal mix, rifare il bounce del mixdown, ed arrivare in mastering col miglior mix possibile.

Quando invece stiamo facendo il mastering audio di un brano altrui, possiamo individuare errori di mix più o meno evidenti.

Alcuni errori riconoscibili potrebbero essere:

  • Spettro sonoro sbilanciato a favore di basse o alte frequenze
  • Mixdown con troppa escursione dinamica (picchi non controllati)
  • Presenza di frequenze fastidiose
  • Clicks
  • Altro (dipende dal mix!)

Per i clicks possiamo utilizzare plugins di de-clipping, che “trovano” questi click e li rimuovono per noi, oppure agire direttamente sull’onda con automazioni disegnate manualmente.

Per l’escursione dinamica possiamo invece utilizzare uno o più compressori per controllare i picchi.

Per le frequenze fastidiose invece potremo intervenire con eq. correttiva, tra cui, per esempio, il de-esser se le frequenze fastidiose sono sulle alte frequenze e sibilanti.

3) La compressione nel mastering

Vogliamo che il nostro master suoni coeso ed amalgamato, che non vi siano evidenti picchi? Ecco che entra in gioco il compressore.

Una delle tante tecniche di compressione cui possiamo ricorrere è quella della “glue” compression, grazie alla quale useremo un compressore nato proprio con questo scopo, ovvero quello di “incollare” ed amalgamare un mix.

Con una ratio generalmente impostata tra i 2:1 ed i 4:1 ed un attacco veloce, cercheremo quindi di comprimere i primi transienti del nostro mixdown, ricercando una compressione che oscilli fra i 2 ed i 4db.

Oltre questi decibel di compressione, ci addentriamo in territori puramente elettronici che comunque spesse volte non necessitano di compressiori più evidenti.

Tra i migliori glue compressors cui possiamo ricorrere, cito il celebre SSL G-Comp, emulato splendidamente da Waves ma anche da Native Instruments come SSL Bus Compressor.

Un altro tipo di compressione cui potremo affidarci per migliorare il nostro mix, è la compressione multibanda, già spiegata nell’articolo precedentemente linkato sulle tecniche di compressione.

Grazie a questa potremmo correggere alcune frequenze del mix andando a comprimere solo queste, proprio grazie alla peculiarità del compressore multibanda che ci permette di andare ad agire solo sull frequenze volute, lasciando intatte le altre.



4) Equalizzare in mastering audio

Attenzione:

tutti i processi descritti fino ad ora per il mastering vanno eseguiti con estrema cautela.

Stai cercando di capire come fare mastering autonomamente, quindi tieni a mente che il mastering differisce dal mix anche in questo senso: mentre in fase di mixaggio ci permettiamo di aggiungere o togliere anche 10-20 dB su e fare quindi operazioni piuttosto drastiche, in mastering agiremo sempre con una precisione migliore, più “di fino” e senza esasperare nulla.

Ricordiamoci che se in fase di mastering ci ritroviamo a dover aggiungere 10 dB a determinate frequenze, il mixdown andrebbe assolutamente rifatto.

Detto questo:

con l’equalizzazione chirurgica (surgical eq.) potremo andare meticolosamente a rimuovere frequenze fastidiose, magari con una campanatura stretta.

Possiamo anche intervenire con un filtro passa alto impostato fino ai 30-34 hz circa, per rimuovere lo sporco e le frequenze al di sotto di quelle che possiamo sentire e che però si mangiano headroom.

Ma non solo:

non stiamo soltando “riparando” gli errori commessi dal mixing engineer, dobbiamo anche aggiungere del nostro.

Possiamo quindi, una volta risolti gli effettivi problemi del mixdown, prenderci la libertà di enfatizzare alcune frequenze proprio con l’eq. stesso, questa volta con una campanatura maggiore (per un intervento più musicale e meno evidente).

Possiamo scegliere di utilizzare un “equalizzatore colorato” in modo tale da aggiungere un qualcosa che vada oltre ai semplici dB.

Tieni anche a mente i tre consigli che ti ho già dato sull’equalizzazione.

5) Stereo imaging nel mastering audio

Gestire la stereofonia del master può rivelarsi fondamentale.

Ad esempio, una delle operazioni più utilizzate dai mastering engineers è quella di rendere mono ciò che sta al di sotto dei 130-150hz specialmente in generi acustici come pop, rock, jazz, ecc.

Possiamo decidere – ascoltando attentamente il nostro materiale – che le alte frequenze possano suonare meglio se maggiormente stereofoniche, aprendole quindi nel panorama stereo grazie ad un plugin di stereo imaging multibanda.

6) Exciters e distorsioni armoniche nel mastering

Dal mastering engineer ci si aspetta che non solo corregga eventuali errori di mix, ma che faccia suonare meglio la canzone.

Uno dei tools che può utilizzare è l’exciter, un particolare processore analogico o digitale che interviene aumentando le armoniche e “riempendo” il suono o le frequenze su cui stiamo agendo.

Esistono una moltitudine di exciters, distorsori e tools di questo genere, ma alcuni sono più adeguati per il mastering audio, come ad esempio l‘harmonic exciter di Izotope Ozone, il quale interviene in multibanda, permettendoci di scegliere su quali determinate frequenze applicare una piacevole distorsione armonica.

Ad esempio,

sulle basse frequenze, che generalmente arrivano dal mixdown già belle corpose e compatte, potremmo decidere di non voler aggiungere una distorsione armonica.

Potremmo scegliere di dare excitement a frequenze tra i 3 ed i 5khz: un plugin che ci permetta di agire in multibanda viene in nostro soccorso, andando a processare solo le frequenze sulle quali vogliamo agire.

Esistono ancheu na serie di effetti artistici che possiamo applicare in digitale per ottenere un determinato tipo di sound: plugins che emulino consolle analogiche o registratori a bobine sono fra questi.

Il mondo digitale ci permette di scegliere tra un arsenale di tools incredibili ad un costo inferiore rispetto alle controparti hardware.

Fra i tanti voglio ricordare RoundTone di Sknote, azienda italiana.

Preciso che queste operazioni (ad esclusione di quella finale, il limiting) non necessariamente vanno eseguiti nell’ordine in cui le ho proposte.

Anzi, possono anche intervenire in più istanze: possiamo scegliere di applicare equalizzazione correttiva -> glue compression -> equalizzazione colorata -> compressione multibanda -> ecc.,

Non ci sono “obblighi” in mastering od un numero minimo o massimo di plugins o processi che dobbiamo utilizzare.

Sta a noi capire di cosa il master abbia bisogno affinchè il brano finale suoni meglio.

Questo può significare utilizzae 3 plugins in totale così come usarne 10 a seconda delle operazioni che dobbiamo compiere e del materiale di partenza.

Se abbiamo assoluta necessità di utilizzare un vasto numero di plugins per far sì che il master suoni bene, probabilmente la fase di mix non è stata fatta nel migliore dei modi.

Il mastering dovrebbe essere un lavoro di fino, snello.

Dovrebbe essere la pennellata finale ad opera d’arte già compiuta.

7) Il limiting nel mastering

Ti stavi chiedendo come fare mastering ed ancora non avevamo parlato del Limiter.

Una volta terminati tutti i passaggi necessari, e ne ho elencati sette ma potremmo averne avuto bisogno di soli 3 o 4 (o 12..) possiamo procedere col limiting.

Grazie al limiter andremo a comprimere fortemente (il limiter non è altro che un compressore che agisce in maniera molto più decisa, con una ratio più forte ed un attacco più veloce) il nostro mixdown.

Lo scopo è quello di alzare il volume del mixdown fino a competere con gli standard del nostro genere.

Sacrificheremo la dinamica del nostro mixdown, ma dobbiamo prendere in considerazioni le “richieste” del nostro genere musicale.

Se stiamo cercando di capire come fare mastering di musica classica, dobbiamo considerare che il master dovrà suonare dinamico e musicale.

Se stiamo facendo una canzone EDM, Trap, Hip Hop da classifica, ecco che il sound che va’ maggiormente è quello incredibilmente schiacciato, con una dynamic range ridotto.

Quindi spingeremo il nostro limiter fino ad ottenere un master alto di volume, schiacciato, cercando di evitare la distorsione.

Per canzoni hip hop, trap, dubstep e similia cerco di arrivare fino ai -7 / – 9 db LUFS (Loudness Units Full Scale), misurazione che possiamo ottenere grazie alla suite di Mastering di Ozone.

Se guardiamo gli RMS con un Paz Analyzer di Waves, o un plugin interno di metering della nostra daw di utilizzo, diciamo che masters spinti fino ai -8 / – 10 db RMS sono uno standard.

Ricordiamoci però che ogni canzone ha una storia a sè, e queste sono solo indicazioni per darti una vaga, ma pratica, idea di quanto debbano suonare.

Il modo migliore però per percepire quanto suonano forte le nostre canzoni è quello di compararlo alle canzoni di riferimento scelte inizialmente.

Suonano simili e circa allo stesso volume? Abbiamo svolto un ottimo mastering, e presumibilmente anche il mixdown era di ottima qualità.

Cosa ci rimane da fare?

Abbiamo concluso la nostra guida pratica sul come fare mastering audio: ma dopo questi steps, cosa dobbiamo fare?

Una volta esportato il master finale, andremo ad ascoltarlo con il maggior numero possibile di apparecchi audio per assicurarci suoni bene ovunque: cuffiette, ipad, ipod, cellulare, macchina e chi più ne ha più ne metta.

Il master dovrà suonare dignitosamente su ogni supporto (proprio come le canzoni che siamo abituati ad ascoltare).

Ci sono poi una serie di operazioni che influenzano in maniera minore il risultato finale (come il dithering) che ho deciso di omettere data la lunghezza di questa guida sul come fare mastering.



Come fare Mastering audio,  parliamo di plugins..

Partendo dal presupposto fondamentale che conta assolutamente di più:

  1. La conoscenza approfondita della teoria e dei concetti
  2. La qualità d’ascolto (trattamento acustico e monitors)
  3. L’esperienza

Ecco i plugins consigliati per effettuare il mastering:

  • Plugins “stock”, ovvero quelli interni alla tua daw purchè professionale (Logic, Cubase, ProTools, ecc.),
  • Waves
  • Izotope Ozone
  • SPL
  • Sknote
  • UAD
  • Steve Slate
  • FabFilter

Quali monitors o cuffie utilizzare?

Sperando che non mi leggano mastering engineers del livello di Bob Katz, è chiaro che per fare mix e mastering servano acustica e monitors di qualità, che in pochi possono permettersi.

Per questo motivo, come già spiegato nel video sui motivi per mixare in cuffia, consiglio spesso cuffie professionali anche per il mastering.

Grazie a cuffie di questa qualità rimuoveremo alla radice tutti i problemi acustici dati dalla stanza non trattata (o trattata alla meno peggio) nella quale effettueremo il mastering.

Se proprio devo consigliare monitors low-cost, invece:

  • Yamaha HS5
  • Adam A5X
  • Le migliori Genelec che puoi permetterti
  • Focal CMS 50 (il mio secondo ascolto)

Come fare Mastering – Conclusione

Il mastering è complesso e pieno di sfaccettature, ma al tempo stesso nulla di così insensato da fare in home studio se con i giusti mezzi, conoscenze e tools.

Nel 2017, un producer di musica elettronica, un beat maker hip hop, ma anche un artista di altro genere musicale, può pensare di realizzare mix e mastering a casa propria.

Quello che risulta davvero fondamentale è l’approfondita conoscenza dei tools a nostra disposizione, la cosa numero uno che ci manca (ancor prima della costosa attrezzatura), rispetto ad un mastering engineer professionista.

Ecco il mio video corso completo grazie al quale i tuoi Masters suoneranno professionali:

Mastering, risorse utili:

Questa guida completa sul come fare mastering in home studio mi è costata ore di lavoro. Se ti è piaciuta ti chiedo una condivisione su Facebook ed un like.

Grazie.

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5 cose che ho imparato da “To Pimp a Butterfly” di Kendrick Lamar

cosa ho imparato da Kendrick

1) I Beats fatti di Samples e Drum Breaks funzionano ancora. 

Non è una questione “anti-trap”, chi mi segue è perfettamente consapevole che io stesso produco Trap, così come Club Bangers di ogni genere e strizzi volentieri l’occhio al “new”, ed all’elettronica pura.

Però è piacevole notare come la buona vecchia “ricetta hip hop” di Drum Break e Sample possa funzionare ancora, se vista in chiave moderna ed intelligente. Come ha fatto Kendrick ed il suo team di produzione. Anche a livello commerciale, a livello di grandi numeri, ed a livello mondiale. “To Pimp a Butterfly” ce lo ha pienamente dimostrato.

Diverse strumentali nei dischi di Kendrick Lamar presentano Samples choppati, anche di artisti famosi come James Brown e The Isley Brothers, e drum breaks campionati, choppati e risuonati dal beatmaker. Raramente negli ultimi anni abbiamo assistito a questa combinazione nei dischi usciti per major.

In “King Kunta”, ad esempio, troviamo samples campionati da “The PayBack” di James Brown e breaks di batteria presi da Curtis Mayfield, all’interno della stessa canzone.

Ascolta il break di batteria dal minuto 5:14…


In “Momma” ritroviamo elementi presi da “On Your Own”, dell’artista Lalah Hathaway”, in “Hood Politics” invece il Sample di “Sufjan Stevens – All for myself”

Ascolta dal minuto 1:14..

La lista è davvero lunghissima, anzi, quasi ogni brano dell’Album di Kendrick presenta porzioni campionate, che siano batterie, vocale, o giri di basso magari fatti risuonare da un ottimo turnista (vedi la bass line che accompagna la melodia proprio in King Kunta).

2) I dischi con il Master schiacciatissimo e altissimi di volume possono suonare bene.

Loudness

È raro ascoltare album dal master di altissimo volume e apprezzarne comunque la qualità sonora. “To Pimp a Butterly” è uno di questi. Nonostante il dynamic range (sempre più sacrificato a favore di volumi sempre più alti) sia di soli 6db, l’Album risulta comunque piacevole all’ascolto, sia su impianti consumer che su casse da Studio.

 

3) Anche se produci per dei Big, non necessariamente diventi famoso.

E’ vero, nel disco di Kendrick ci sono producers del calibro di Flying Lotus e Soundwave, ma al tempo stesso beatmakers decisamente meno conosciuti. Rahki è uno di questi.

Nonostante abbia prodotto per artisti del calibro di Kendrick Lamar, Eminem, 50 Cent ed innumerevoli altri, Rahki pare non avere un seguito così forte come ci si aspetterebbe. Prima di leggere questo articolo, lo conoscevi? Scommetto che molti che ammetterebbero di no. E se anche lo conoscevi (bravo, ti tieni davvero molto informato!), di sicuro sei consapevole che Rahki non sia certo sulla bocca di tutti come altri beatmakers dallo stesso “curriculum” (o in alcuni casi anche inferiore..).

Ma cosa intendo esattamente per “poco conosciuto” ?

Ok,

non penso e non dico che i social media siano necessariamente lo specchio della reale fama di un artista, però un minimo di collegamento tra il seguito sui social media e la fama dell’artista, nel 2016, bisogna ammettere ci sia. Andiamo quindi a scoprire più da vicino il seguito del producer in questione:

  • Il profilo Twitter di Rahki conta neppure 5.000 followers.
  • Instagram? 4.000 seguaci appena.
  • Facebook? Da pagina evidentemente trascurata, non conta neppure 500 fans.

Giusto per darvi un metro di paragone, un beatmaker come 9th Wonder va verso i 150.000 seguaci. Non per paragonare i due, necessariamente, ma Rahki ha prodotto anche per artisti come The Game, Aloe Blacc, Styles P e davvero tanti altri ancora, ma rimane decisamente più nell’anonimato.

Rahki Producer

 

4) La voce non deve necessariamente sovrastare la strumentale.

Intendiamoci:

in “To Pimp A Butterfly”, la voce di Kendrick suona davvero bene. Presente, corposa, piena, ed anche forte di volume. Sì, ma non a discapito della strumentale. Risulta infatti ottimamente “incastrata” nel mix, creando una texture unica con la strumentale stessa. Direzione opposta a diversi altri artisti di punta del mercato Hip Hop americano (citiamo Drake, per dire il più celebre?) che preferiscono mettere la voce “sopra” a tutto il resto, tante volte sacrificando la melodia a favore di voce e binomio basso + kick.

5) Lo Swing nelle batterie Hip Hop non è morto. 

Con il filone Trap diventato così popolare ci eravamo quasi dimenticati che le batterie hip hop potrebbero anche dare swing, come ci insegna da decenni l’MPC 60. Beats bloccati, perfettamente a tempo, hi-hats che corrono veloci in 32esimi, 64esimi ed anche oltre. Kick suonati in triplets, sempre perfetti. Sempre a tempo. Sempre sulla battuta.

In “How much a dollar cost” ed in diversi altri brani del disco, Kendrick ci ricorda quanto scivoli bene il flow di un rapper anche quando tutto questo non succede. I sonagli ed i piatti evidentemente non quantizzati si muovono tra cassa e rullante (come arriva tardi il clap!) senza seguire il tempo della canzone alla perfezione, “sbloccati” dalla griglia.

Ecco, le 5 cose che ho imparato da Kendrick Lamar con “To Pimp a Butterfly”, un disco che ha dato davvero tanto a noi ascoltatori, ed a noi Beatmakers.

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7 Tecniche di Compressione

compressione avanzata

Compressore audio – 7 Tecniche

Il compressore audio è uno dei tools più utilizzati dal tecnico del suono.

Comprimere un segnale è tra le tecniche più importanti nelle mani di un Audio Engineer.

Con le daw moderne e l’esplosione del mercato dei Plugins, abbiamo a disposizione una incredibile quantità di compressori digitali.

Vediamo il compressore audio più da vicino, e come viene utilizzatio in fase di Mix o Mastering.

1) Compressione colorata

Moltissimi audio engineer utilizzano alcuni particolari compressori non solo ed esclusivamente per controllare la dinamica di una traccia audio, ma anche per “aggiungere colore”.

Tra i più celebri in questo, il Fairchild 670 (uno dei più amati, costosi e pesanti compressori analogici mai creati) è celebre per aggiungere calore e colore alla traccia audio su cui viene utilizzato.

Fortunatamente anche nel mondo digitale è possibile ottenere colorazione con compressori grazie alle attente emulazioni delle rispettive versioni outboard.

Tra gli altri, ricordiamo i Waves (Puigchild 670) e UAD Fairchild 670, ma non sono certo gli unici.

Compressore audio colorato
Uno dei compressori audio colorati più celebri in assoluto, il Fairchild.


2) Double Compression

Largamente affrontata nel video corso sul mixare le voci rap, la “doppia compressione” consiste nel mettere in sequenza più compressori audio, per motivi diversi.

Sulle strofe rappate, ad esempio, che sono ricche di sillabe ancor più che in altri generi, può capitare di dover agire con forza sull’attacco del primo compressore, per attenuare da subito il segnale.

Aggiungere un secondo compressore, in questo caso alla ricerca o di maggiore colore, o di una compressione ulteriore, diventa una tecnica davvero interessante ed utile.

Da considerare, inoltre, che usare due compressori più moderatamente che uno solo “fortemente”, evita di sforzare troppo il singolo compressore, evitando distorsioni e degradazione del segnale.


3) Compressione Multibanda

La compressione multibanda ci permette di agire indipendentemente su frequenze diverse, comprimendo solo ed esclusivamente il range che ci interessa.

Possiamo vedere ad esempio il De-Esser come una sorta di compressore multibanda: con esso andiamo ad attenuare solo il range di frequenze che rendono fastidiosa la voce – specialmente se registrata male – lasciando inalterate le frequenze che non necessitano di compressione.

Un altra situazione in cui viene spesso utilizzata la compressione audio multibanda, come spiegato nel video corso sul Mastering, è proprio il Mastering stesso.

Tra i più celebri compressori multibanda in ambiente digitale ricordiamo il C4 della Waves ed il modulo interno ad Izotope Ozone.

Mastering Beat Hip Hop Ozone 5
Il Compressore Multibanda di Ozone ci permette di intervenire in compressione solo sulle frequenze che lo necessitano.


4) Compressione Parallela

Detta anche New York Compression, la compressione parallela è una delle tecniche maggiormente utilizzate in fase di mix.

Per attuarla, dobbiamo inviare il segnale di una traccia che vogliamo comprimere ad una ausiliaria attraverso i Send, ed applicare la compressione sulla ausiliaria stessa, per poi “miscelare” le due tracce, quella pulita e quella compressa, a piacimento.

Possiamo applicare questa compressione – affrontata nel video corso sul mixare Hip Hop – anche sui gruppi di tracce, e non a caso la compressione parallela viene spessissime volte utilizzata sul gruppo di batteria, per dare maggiore “pump” e corpo alle batterie stesse.

Ma non solo, all’occorrenza può essere utilizzata anche su voci, bassi – da provare assolutamente sui bassoni dei Beats Trap e Club – ed altro ancora.


5) Compressione Side Chain

Una tecnica avanzata ed assolutamente utile, specialmente in generi quali EDM, elettronica in generale, Dubstep, ma anche Trap e Club Banger, quando ci troviamo ad avere sempre lo stesso dilemma: kick e basso si scontrano e non si lasciano spazio a vicenda nelle sub-frequenze.

E’ qua che diventa fondamentale saper applicare il compressore audio in veste di sidechain compression, grazie alla quale comprimiamo un segnale solo quando ne entra in gioco un altro.

Un esempio pratico.

Se vogliamo lasciar spazio alla cassa quando prova a farsi largo in mezzo alle frequenze del basso, utilizziamo un compressore per far sì che il basso venga automaticamente compresso ogni volta che la cassa colpisce, mentre rimane non compresso quando la cassa non c’è.

Un compressore da utilizzare in questo caso, estremamente utile, è il C1 con SC della Waves.


6) Brickwall Limiting

Il Limiter è in realtà un compressore audio che agisce con una ratio molto più forte di un compressore tradizionale.

Da utilizzare solo ed esclusivamente quando si è assolutamente consapevoli di ciò che si sta facendo, in quanto il Limiter fa sì che il segnale non ecceda mai una certa soglia pre-impostata.

Questo non significa però che possa degradare il suono o rovinare completamente la dinamica di una canzone e di un mix.

Quindi, è un elemento da utilizzare con estrema cautela.

L’utilizzo più celebre è ovviamente come ultimo componente della catena del Mastering, ma può essere utilizzato anche su singole tracce per attenuare fortemente i transienti, oppure su gruppi.

Il più celebre nel mondo digitale è sicuramente l’L2 di Waves, seguito dal Limiter interno di Ozone e dal FabFilter Pro-L.

Mastering hip hop con L2
L2, il più celebre BrickWall Limiter digitale all’opera.


7) Bus Compression

La Bus Compression è, come dice la parola stessa, la compressione applicata sui Bus piuttosto che sulle singole tracce audio.

Utilizzata sul canale Master, si ricerca la famosa “Glue” compression, ovvero la compressione “colla”, che “lega” e “tiene” il Mix assieme.

Viene utilizzata proprio per dare più calore, uniformità e sostanza ad un Mix, e renderlo più musicale.

A Ratio relativamente basse, quali 2 a 1, può essere estremamente trasparente – a seconda del bus compressor usato -, mentre a ratio più forti come 4 o 6 ad 1 aggiunge calore.

Tra i più celebri Bus Compressors ricordiamo in primis l’SSL G-Series, ottimamente emulato da Waves con il suo SSL G Comp, Universal Audio, ma anche dall’ottimo e meno famoso Cytomic The Glue.
Il compressore audio, come puoi notare, può essere un tool anche davvero complicato da utilizzare, e sicuramente meno intuitivo dell’equalizzatore audio.

Per questo motivo è un elemento che deve essere studiato a fondo da chi vuole effettuare il missaggio delle canzoni o delle strumentali.


Vuoi imparare ad usare il compressore audio nei tuoi Mix ?

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5 miti da sfatare sull’Home Studio

Home Studio Beatmakers

Home Studio – 5 falsi miti

Se sei un fiero possessore, come me, di un Home Studio, ti sarai sicuramente imbattuto in discorsi come questi..

Ecco 5 cose che mi sono sentito dire infinite volte da colleghi beatmakers o rappers nel corso degli anni… Frasi sentite in giro, lette nei forum o chissà dove, che balzano di persona in persona e diventano sempre più prive di significato.

Vediamo di sfatarle.

N.1 – “E’ impossibile ottenere ottimi Mix in Home Studio.”

Totalmente errato e privo di fondamento alcuno.

Sono lontani i giorni in cui era assolutamente necessario ed indispensabile registrare e mixare in Studio professionale per ottenere validi risultati.

La tecnologia odierna, grazie a plugins sempre più abili ad emulare hardware professionale, ci consente di ottenere risultati professionali anche da casa.

Il fattore limitante sei tu, non più lo Studio.
Ormai sono diversi gli artisti, anche di fama internazionale, che registrano o addirittura mixano in Home Studio quelle che poi diventano Hit mondiali. Se possono farlo loro, perché non tu ed io?

Questo, ad esempio, è quello che reputo il miglior plugin gratuito che puoi usare su tutti i tuoi Mix!


N.2 – “I preamp delle schede audio fanno schifo, ti serve un Pre esterno!”

Forse quelli della Sound Blaster interna ad un PC del 2007, perchè i preamp interni alle moderne schede audio consumer – anche quelle da poche centinaia di Euro come ad esempio questa – sono assolutamente puliti.

Forse sarebbe il caso di concentrarsi meglio sul come posizionare il microfono, il gaining in ingresso, o sul trattamento acustico del tuo Home recording Studio. Se la registrazione “fa schifo”, probabilmente l’ultimo dei tuoi problemi è la scheda audio.

Certo, un preamplificatore valvolare da diverse centinaia di Euro ti può sicuramente dare maggior calore e corpo ad una registrazione, ma non per questo i pre interni alle schede devono essere etichettati come “schifosi” o “pietosi”. Ci si possono ottenere registrazioni assolutamente pulite.


N.3 – “Per mixare bene una canzone ci vogliono tantissime ore, o giorni!”.

Personalmente quando mi dilungo per troppi giorni su di un Mix, significa che qualcosa non quadra.

Fatico a trovare i giusti bilanciamenti, qualcosa persiste a non suonarmi bene. Qualcosa non va. Perchè se tutto funziona come al solito, è facile io completi un mix in poche ore, a seconda ovviamente del progetto.

Alcune mie strumentali Hip Hop campionate, ad esempio, sono costituite da poche tracce: sample, cassa, rullante, piatti chiusi ed aperti, synth bass o sample filtrato come mostro nel video corso beatmaking hip hop campionato. In questi casi, in solo un ora o due, il Beat è pronto per il Mastering!


N.4 – “A me suona bene, ho fatto un buon Mix!”

Un po’ come non si dovrebbe dire “a me mi”, anche “a me suona bene” andrebbe vietato.

Se “ti suona bene”, è perché tu stai mixando sulle tue casse nel tuo studio e prendendo le decisioni di conseguenza.

Il tuo Mix deve suonare bene a tutti, ovunque, altrimenti non suona bene. Suona bene a te, e c’è una grossa differenza.

Se vuoi approfondire questo tema, e scoprire se il tuo Home Studio “suona” bene, puoi fare questo piccolo esperimento gratuito oggi stesso per analizzare l’acustica del tuo studio.


N.5 – “Eh ma lui ha _______, per forza i suoi Mix spaccano!”.

Inserisci qualsiasi cosa tu voglia al posto del trattino.

Oggigiorno, con quanto ci viene offerto dal mondo digitale, pensare che altri ottengano risultati migliori solo perché loro hanno questo o quel Plugin, questo o quel hardware, è davvero folle.

Se qualcuno ottiene risultati migliori di te, probabilmente è perché è più bravo di te.

Il sapere vince sull’attrezzatura. In Home Studio così come in Studio professionale. Sempre.

Se vuoi imparare a produrre e mixare, puoi farlo direttamente dal computer di casa tua con tutti i miei video corsi in HD.

 

 

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Come valutare l’ascolto in Home Studio

N.B Questo NON è e NON vuole essere o presuppone di essere un metodo professionale di “misurazione acustica”, ma un metodo alternativo, semplice e gratuito, per darci importanti indicazioni riguardo il monitoraggio dei nostri Mix in Home Studio

Misurare in maniera semplice e gratuita la resa acustica del proprio Home Studio può essere semplice, veloce ed efficace.

Ecco il metodo:

1. Trova un “Tone Generator” nella tua DAW di utilizzo 

Ogni DAW che si rispetti ha un Tone Generatore, un Oscillatore di cui possiamo decidere la frequenza. Ecco quello di Apple Logic, che troviamo su Utility -> Test Oscillatore. Apriamolo su una traccia Audio. Se per qualche motivo la nostra DAW non ha un oscillatore, possiamo aprire un Synth VST, bypassare tutto eccetto 1 oscillatore, sul quale caricheremo un’onda SINE.Misurazione Acustica Home Studio

2. Abbassa il volume dei tuoi Monitors prima di iniziare il Test!

3. Setta il Tone Generator sui 100 HZ circa
4. Alza lentamente il volume delle casse..

..fino a quando non possiamo sentire nitidamente, ma a a basso volume, il suono emesso dal Tone Generator o dal VST.

5. Lentamente, abbassa la frequenza del Tone Generator..

Impiega diverso tempo per farlo, ma abbassa di pochissimi HZ per volta, fino ai 20 Hz, la frequenza del Tone Generator (o del VST).

Ecco il Test effettivo: mano a mano che scendi lentamente di frequenza, noterai delle differenze. Probabilmente alcune frequenze le sentirai più forte dei 100 hz originali, mentre altre spariranno o saranno appena udibili.

Se stai ascoltando con monitors piccoli, probabilmente entro i 40 o 50 HZ il suono sparirà completamente o quasi. 

6. Prendi nota di quello che senti.

Segnati su un foglio o blocco note quali sono le frequenze che senti più forte dei 100 HZ, e quelle che senti molto deboli e ancora le frequenze che spariscono, che non riesci a sentire per niente.

7 . Conclusione del Test:

In uno Studio vero e proprio, o in una situazione ideale per mixare, non dovrebbero esserci frequenze non udite, tantomeno dovrebbero esserci frequenze “sparate” fuori, troppo alte di volume rispetto alla media delle altre frequenze. In una situazione ideale per mixare, infatti, ogni frequenza dovrebbe suonare lineare in confronto alle altre.

Se abbiamo evidenti “dips”, ovvero “buchi” di frequenze che proprio non sentiamo, avremo diverse difficoltà a mixare quelle frequenze. La situazione in realtà può essere molto grave: se abbiamo un vuoto totale, se non sentiamo nulla ad esempio dai 50 ai 60 Hz, potremmo fare un disastro in mix: NON sentendo quelle frequenze, potremmo pensare che il nostro basso debba essere alzato notevolmente di volume, quando in realtà siamo noi a non sentirle causa monitors/acustica, ma in realtà quelle frequenze sono ben presenti nel mix!

Al tempo stesso, se i 100 Hz ci suonano in un modo, diciamo “a medio volume”, ed i 130 Hz ci suonano decisamente più forti, abbiamo un picco su quella frequenza causato dalle nostre casse e dal nostro Home Studio che ci darà notevoli problemi in fasi di mixaggio.

Il nostro obiettivo, pur sapendo che in Home Studio un risultato perfetto è pressochè impossibile, è cercare di rendere la risposta il più lineare possibile, quindi dovremmo cercare di far sì che i 60 Hz suonino più o meno allo stesso volume dei 100 Hz, e via dicendo.

Per farlo, è necessario intervenire a livello acustico con veri e propri pannelli acustici e soprattutto Bass Traps. In questo Video Corso sul trattamento acustico, mostro esattamente come comportarsi per migliorare davvero notevolmente l’acustica del nostro Home Studio per ottenere produzioni e mixaggi decisamente migliori.

Bass Trap Final
Una delle numerose Bass Traps presenti nel mio Home Studio, in grado di appiattire ed uniformare anche frequenze al di sotto dei 100 Hz.

 

Fonte originale del’articolo : M.Mozart.

 

 

 

 

 

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49 Cose da Sapere su Beatmaking e Mixaggio

errori home studio

49 cose che avrei voluto sapere quando ho cominciato a produrre

Ho iniziato il mio personalissimo viaggio nel mondo della produzione nel tardo 2007. In questi anni ho fatto diverse cose giuste, tantissime sbagliate. Per evitare tu commetta i miei stessi errori, per darti la possibilità di diventare bravo più velocemente, eccoti una lista di consigli, dritte, spunti.

  1. Se hai poco budget, mixa prevalentemente in cuffia: a parità di prezzo, in cuffia si sente e di conseguenza mixa meglio che ascoltando da monitors di basso costo.
  2. Il beatmaking è come uno sport: se ti alleni anche solo un’ora, 3 o 4 volte a settimana, migliori.
  3. Confrontati con chi è meglio: paragona i tuoi mix a quelli di professionisti e cerca di capire come far suonare i tuoi più simili ai loro.
  4. Regalare beats non sempre significa regalare Beats: chiedi un mi piace in cambio, un follow su youtube, qualcosa.
  5. Mixa per te stesso, ma anche per gli altri: non tutti ascoltano in casse di qualità, controlla che i tuoi beats suonino bene ovunque.
  6. Non importa quale software usi, conta come la usi.
  7. Non importa quale plugins usi, conta come li usi.
  8. DAW, Plugins, VST migliori possono darti risultati migliori: è vero, ma se non sai fare una hit con Logic 8 o FL 8, non la farai con Logic Pro X o FL 12.
  9. Quello che conta è il risultato finale: non importa se usi tecniche strane, o vai controcorrente su alcune cose, conta il risultato.
  10. Non incolpare la mancanza di attrezzatura: se non riesci a fare beats o mix validi con software gratuiti, non riuscirai neppure con synth o compressori da 3.000 Euro.
  11. Prova nuovi Plugins o VST: può darti nuovi stimoli e farti sperimentare.
  12. Ogni tuo fan è oro: non disperare se hai poco seguito, ogni tuo nuovo fan è un tassello in più, una spinta in più.
  13. Hai il disco pronto da più di un anno ? Fallo uscire fieramente o cestinalo, aspettare troppo ti farà velocemente stancare del tuo stesso prodotto.
  14. Di più non è sempre meglio: non pensare che una traccia non possa spaccare se in tutto ha 7-8 tracce separate.
  15. Di più non è sempre meglio: stare troppe ore su un Mix od un Master non necessariamente farà suonare meglio il tutto.
  16. Puoi renderlo migliore: al tempo stesso, prima di chiudere una strumentale o un mix chiediti sempre se suonerebbe meglio se cambiassi questo o quello.
  17. Sbaglia di proposito: conosci la teoria? Bene. Sbaglia di proposito per capire ed interiorizzare il perchè “è sbagliato” fare questa o quella cosa.
  18. Fai ascoltare a tua mamma, tua sorella, tua zia: non avranno idea di quello che hai fatto, ma un ascolto fresco può individuare subito grossolani errori di Mix.
  19. Nomina le tracce: credimi, quando riaprirai i progetti o farai il bounce, o dovrai mixare 47 tracce che sembrano uguali, mi ringrazierai.
  20. Colora le tracce: vedi sopra.
  21. Ordina le tracce in ordine di importanza: vedi sopra, ed aspetto ancora i tuoi ringraziamenti.
  22. Se non hai più stimoli, prenditi una pausanessuno ti corre dietro. Non aver paura, stacca 1 settimana o 10 giorni e quando tornerai all’opera avrai più idee di prima.
  23. Non farti paranoie sul dibattito Analogico-Digitale: ci sono dischi di platino fatti coi vst interni di FL. Ok?
  24. Se puoi permettertelo, compra Hardware: tastiere midi, pad controllers, non servono ma possono farti divertire di più e darti maggiori stimoli.
  25. Produci a volumi più alti, mixa a volumi più bassi: in produzione può stimolarti artisticamente, in mixaggio può peggiorare i risultati. Mixa a volumi medio-bassi.
  26. Confronta il Mix a più volumi: la percezione del suono a volumi diversi cambia, ricordati di confrontare il Mix a più livelli prima del bounce finale.
  27. Non risparmiare su Hard Disk esterni: perdere vendite di beats o collaborazioni importanti perchè non hai backuppato tutto è tremendo. Credimi.
  28. La grafica conta: dare una buona impressione di sè, che piaccia o meno, conta.
  29. La professionalità conta: hai una scadenza con un rapper? Rispettala. Hai una scadenza per un Mix? Rispettala. Sii professionale e gli altri ti tratteranno di conseguenza.
  30. Il Video conta: la gente vuole vedere i video. Bastano pochi minuti o addirittura secondi, ma catturerai molto meglio l’attenzione.
  31. La Teoria è fondamentale: impara a produrre.
  32. La Teoria è fondamentale: impara a mixare.
  33. La Teoria è fondamentale: impara a fare il mastering.
  34. Chiedi a qualcuno più bravo di te: può darti consigli utili per migliorare.
  35. Non smettere mai di imparare: ci sarà sempre qualcuno più bravo, e mai saprai tutto. Continua a studiare, sempre.
  36. Usa i Loops senza paura: non sei un fake se li usi con parsimonia.
  37. Non rubare i Beats: usare loops sì, usare sample packs interi NO.
  38. La qualità dei Samples conta: compra samples professionali.
  39. Campiona da vinile o da CD: la qualità della sorgente conta.
  40. Campiona da Mp3: ok, la qualità è inferiore, ma se non trovi altro modo ed il sample ti fa impazzire… Usa un Mp3 piuttosto che non fare il Beat.
  41. Se devi campionare un Mp3, compralo su Itunes: sicuramente molto meglio che rippare da youtube.
  42. Sperimenta Samples diversi: non fermarti ad un sample, prova a tenere lo stesso pattern e cambiare i samples in cerca di quello perfetto.
  43. Layera samples: somma più samples di cassa, rullante, ecc, per dare una pasta sonora diversa.
  44. Salva spesso: non lavorare più di 10-20 minuti senza salvare il progetto.
  45. Scambia i multitraccia dei Beats con altri Beatmakers: vedrai progetti diversi, altri metodi di produzione, e farai esperienza.
  46. Non credere alle casse del PC: mentono. Compra delle cuffie o dei monitors da studio.
  47. Non credere ad un solo ascolto: mente. Confronta sempre il mix con ascolti diversi.
  48. Fai il “Test della macchina”: confronta il Mix finale in macchina, è uno dei tipi di ascolto più usati in assoluto.
  49. Fai il “Test del cellulare”: se il tuo mix suona bene da cellulare, hai fatto un ottimo lavoro.
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Mastering – 3 consigli utili su Eq, Compressione, Exciters

Mastering, da Demo a Release, alcuni consigli

Il Mastering, processo che finalizza un Mix e rende il brano pronto per la release, è sempre stato visto “misticamente”. In realtà, grazie alla qualità odierna di Plugins come Izotope Ozone 5 ed altri gruppi di plugins specifici per il Mastering (alcuni bundle della Waves o i T-Racks di IK Multimedia), è possibile ottenere validi risultati anche in Home Studio e Project Studio.

Ciò che davvero ci interessa in fase di Mastering, è… avere un buon Mix!

Il Mastering in sè non deve stravolgere il brano, che già dovrebbe suonare bene, bilanciato, calibrato e musicale.

Leggi la mia guida completa sul come fare mastering in home studio in 7 passaggi.

L’errore più comune di chi mixa e manda ad un tecnico del suono il Mixdown per effettuare il Mastering è proprio il pensare che durante la finalizzazione del brano si possano recuperare gli errori avvenuti in fase di mixaggio di una canzone.

Niente di più sbagliato:
il Mix DEVE suonare già molto simile a come vorremmo il prodotto finale.

Se siete consapevoli che i vostri Mix non sono all’altezza di un prodotto serio, degno di release, in primis imparate a mixare col mio Video Corso sul Mixare.

Vediamo 3 consigli che vi saranno certamente utili una volta appurata la qualità dei vostri mix.

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1) L’Equalizzazione

Sicuramente uno degli strumenti più utilizzati. La cosa fondamentale da tenere in considerazione è che gli interventi di EQ in fase di Mastering saranno decisamente più lievi e leggeri rispetto a quelli fatti in fase di Mixaggio.

Generalmente la curvatura degli interventi risulta più morbida e musicale.

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Equalizzatore Mastering
Equalizzatore Vintage della Mastering Suite T-Racks di IK Multimedia.

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Se ci troviamo a fare curvature strettissime ed a dare o togliere 5-7 o più dB, evidentemente c’è qualcosa che non ha funzionato bene in fase di mixaggio della nostra canzone, e dovremmo tornare sui nostri passi a sistemare gli errori fatti precendetemente piuttosto che cercare di risolvere tutto in Mastering.

Assicurati di tenere anche a mente questi tre consigli per equalizzare meglio.

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2) Glue Compression

La compressione vera e propria viene applicata soprattutto in fase di Mixaggio, tanto che, una volta arrivata in Master, non dovremmo avere necessità di comprimere oltremodo.

I compressori multibanda ci tornano estremamente utili in questo caso, dandoci la possibilità di comprimere solamente le bande che necessitano di compressione, trattandole quindi indipendentemente.

Ciò che però davvero può darci una mano, è la “Glue Compression“, nota per amalgamare il Mix, nonchè una delle tante tecniche di compressione cui possiamo ricorrere.

Utilizzare un glue compressor come l’SSLG Comp. della Waves ci aiuta a ridurre qualche picco di troppo e ad “incollare” meglio il Mix, facendolo suonare più ricco e bilanciato al tempo stesso.

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3) Exciters

Gli Exciters, usati con metodo e giudizio, quindi senza stravolgere il Mix, possono arricchire enormemente i vostri brani, riempendoli di armoniche.

E’ bene però fare diversi confronti con gli Exciters attivi e non, in modo tale da assicurarsi di non eccedere nel tentativo di far suonare più corposi e brillanti i Mix.

E’ molto, molto facile esagerare con gli Exciters, quindi cercate di non esagerare: se il Mix cambia radicalmente, siete certi di aver esagerato!

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Video Corso completo in HD

Questi sono solo 3 semplici consigli: se volete imparare a fare il Mastering in digitale di canzoni Hip Hop o altri generi, scaricate il mio video corso di livello base cliccando qui e, se volete approfondire e migliorare ulteriormente, anche quello più avanzato che vi aiuta nella comprensione del Mastering Mid-Side, che trovate a questo link.

Mastering Home Studio
Non necessariamente serve uno Studio professionale per il Mastering dei tuoi brani. Impara a fare il Mastering dei tuoi brani col nostro Video Corso, che trovi cliccando sul link.