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Beatmakers: distinguiamone tre tipi..

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Beatmakers e “classificazioni”

I Beatmakers possono facilmente essere schierati in 3 tipi per metodo operativo (ovvero per approccio al Beatmaking stesso), con differenze non sottili tra una categoria e l’altra.

Spesse volte tra queste categorie c’è un qualche sorta di astio: i Beatmakers che utilizzano samples facilmente denigrano i Beatmakers che compongono in quanto “non vicini alle radici dell’Hip Hop”.

Altrettanto facilmente i Synth Based Beatmakers  reputano poco originali e troppo legati “al vecchio” i Sample Based Beatmakers.

Gli “ibridi”, invece, si trovano a metà strada tra le due categorie, in quanto utilizzatori di Sample E Synth. Ma vediamo le differenze più da vicino.

1) Sample Based Beatmaker:

Utilizzatori di Samples, tali Beatmakers fanno della ricerca del Sample una vera e propria arte. In quanto componente principale della parte melodica del Beat, la scelta del Sample risulta fondamentale.

Tale ricerca, secondo i migliori Beatmakers in circolazione, deve essere effettuata tra vecchi dischi in vinile (preferibilmente tra generi Soul/Funk, musica nera principalmente!), ma il concetto viene esteso a diversi altri generi (Rock su tutti gli altri) nel corso degli anni.

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Akai MPC 60

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Si è diffusa anche la ricerca tra CD audio e dal 2014-15 in poi anche la ricerca su Spotify ed altri servizi di streaming musicale, ma per chi vuole ottenere un sound puro Hip Hop, tale scelta è  sconsigliata.

Lo sporco, la polvere ed i graffi del vinile aiutano nell’intento di creare un Beat Hip Hop che abbia quel sapore vintage, e questo è innegabile.

(Ricollegandoci a sopra, motivo per cui diversi Synth Based Beatmakers di nuova generazione si oppongono a tale tipo di produzione).

A scanso di equivoci, il Sampled Based Beatmaker fa uso di samples, ma fa anche largo uso di samples creati da sè stesso, con originalità e creatività in quanto si approccia al Beat in maniera del tutto unica: ogni Beatmaker, oltretutto, sceglie come flippare il campione, come arrangiarlo, come adattarci un quadro di batteria attorno, e così via.

Sono innumerevoli i casi in cui lo stesso identico sample è stato utilizzati da noti Beatmakers in maniera del tutto diversa, con chops (tagli) tanto diversi da risultare quasi impossibile riconciliare il Beat al sample originale.

Questa categoria di Beatmaker non necessita (Nota Bene, non necessita, ma fa pur sempre comodo!) di nozioni riguardanti l’armonia musicale: l’approccio è basato sul semplice (ma funzionale) “mi suona bene“.

Tale approccio può risultare semplicistico, o banale, ma è proprio quel “mi suona bene” che differenzia un top Beatmaker da un Beatmaker alle prime armi.

Solitamente, se suona bene al top beatmaker, è facile che il Beat sia più che riuscito.

Viceversa, il “suona bene” di un Beatmaker alle prime armi può non avere lo stesso valore. E’ importante far notare come, aldilà di giudizi soggettivi, questo tipo di Beatmaking  risulti essere quello “più vicino all’Hip Hop” nella sua essenza più vera, ovvero nella sua essenza originaria.

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2) Synth Based Beatmaker:

Spesso volgarmente conosciuto come “Original Beatmaker” (Termine offensivo verso il Sampled Base Beatmaker, che può essere più originale di un Synth Based Beatmakers anche se fa utilizzo di Samples!)  non fa utilizzo di Samples (N.B Samples intesi come riff/melodie tagliate da dischi in vinili/CD ecc., non come Samples interni delle DAW o di Tastiere, Synth, Expanders ecc.).

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Virtual Instruments per Trap EDM

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Basa i propri Beats sulla composizione della melodia e di tutti gli arrangiamenti.

Tra questi, va’ detto che sono enormi le differenze tra i Synth Based Beatmakers. Alcuni generi della nuova generazione quali Trap Music, Crunk Music, Dirty South ecc. (Resi noti da artisti come Lil Jon, Young Jeezy, Ludacris, ed innumerevoli altri) non richiedono particolari abilità compositive e conoscenze musicali ed armoniche.

Un Synth based Beatmaker, difatti, può certamente creare un Beat interamente suonato basato su di un loop semplicissimo, formato anche solo da una progressione di due accordi.

Rimane un approccio più musicale (nel termine puramente tecnico!) rispetto al Sampled Base, e può evolversi fino a vere e proprie composizioni musicali basati su più complessi arrangiamenti, bridge con cambi di tonalità, ecc.

Come spesso accade nel Pop-Rap: ebbene si, il Pop richiede conoscenze musicali che difficilmente un Sampled Based Beatmaker possiede, e difficilmente riuscirebbe a produrre.

E’ importante far notare che comporre Ra Beats con l’utilizzo di Synth non rappresenta in alcun modo una qualche sorta di evoluzione del genere: al momento della nascita dell’intero movimento Hip Hop i sintetizzatori erano già in utilizzo dalla maggioranza dei generi musicali della tradizione occidentale!

In alcun modo un Synth in sè stesso risulta quindi “innovativo”.

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3) Beatmakers ibridi:

Il metodo più diffuso di tutti, include il campionamento e l’utilizzo di Synth.

Metodo più creativo ed inclusivo, in quanto lascia aperte più strade rispetto agli altri metodi, e lascia spazio ad una maggiore creatività  in quanto non ci si prefissa un approccio ben preciso e determinato.

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Beatmaking Apple Logic

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Un sampled Based Beatmaker ha come atto primario della produzione di un Beat la ricerca del sample, quindi, sul nascere “blocca” altre possibilità, così come un Synth Based Beatmaker comincia dall’idea melodica che si è fatto, ben sapendo che non utilizzerà sample alcuno.

Questa categoria solitamente è quella maggiormente aperta all’Hip Hop in senso lato: non denigra l’utilizzo di samples, così come non disprezza l’utilizzo di Sei migliori synth per produrre.

Va’ detto che una pecca di tale approccio può essere la sindrome dellover-beatmaking (passatemi il termine!).

Non avendo limiti ben precisi, è spesse volte facile aggiungere, aggiungere ed ancora aggiungere suoni, stabs, riffs, melodie, contromelodie e così via, perdendo di vista la melodia principale ed iniziale e sovraccaricando il Beat in maniera del tutto inutile (se fatto in malomodo!).

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Conclusione:

Come considerazione finale è fondamentale far notare che non esiste un approccio “migliore” rispetto ad un altro: a seconda del sound ricercato, ogni Beatmaker o aspirante Beatmaker può fare in totale libertà la sua scelta.

Si potrà sempre cambiare approccio nel corso degli anni, come accaduto per quasi tutti i più grandi Beatmakers della storia.

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